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Africa: Earth’s Wild Home, la nuova serie di National Geographic

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Si chiama Africa: Earth’s Wild Home la nuova serie documentaria di National Geographic che porta sullo schermo la straordinaria varietà della fauna africana, dalla pantera nera che si muove a caccia di prede al piccolo pangolino orfano costretto a imparare da solo ad arrampicarsi. Fra le storie raccontate c’è anche quella di una tartaruga verde che, stremata dopo aver deposto le uova su un’isola remota, fatica a tornare in mare e viene soccorsa dagli abitanti del posto, che la portano a braccia fino al bagnasciuga. Il progetto inaugura un nuovo franchise, con serie separate dedicate agli animali e agli ecosistemi di tutti e sette i continenti.

I numeri danno l’idea dello sforzo produttivo. Sette episodi, quattro anni di lavoro e riprese in quasi 30 paesi africani. Ogni puntata si concentra su un ambiente preciso, dalla giungla al deserto, passando per pianure, montagne e isole, e si chiude dando spazio a scienziati, fotografi ed esploratori di National Geographic che hanno reso possibile il lavoro. L’ultimo episodio è invece dedicato ai leader locali della conservazione e ai ricercatori impegnati a proteggere la ricca biodiversità del continente per le generazioni future.

Una narratrice legata a doppio filo al continente

A prestare la voce al documentario è Wunmi Mosaku, attrice già apprezzata in Sinners, Loki e Lovecraft Country. Ha raccontato di essersi sentita onorata dal semplice fatto che a National Geographic conoscessero il suo nome. Nata in Nigeria e cresciuta in Inghilterra, considera ogni occasione per riavvicinarsi a questa terra un modo per celebrarla, un continente dove la vita è varia ed estrema, bella, implacabile e insieme pacifica. Partecipare alla serie, spiega, significava toccare qualcosa che fa parte di lei.

Eppure le sorprese non sono mancate. Mosaku conosce la Nigeria e il Ghana e ha lavorato in Kenya e in Sudafrica, ma ammette che c’è talmente tanto da vedere che probabilmente non basterebbe una vita intera. Fra le cose che l’hanno colpita di più c’è la neve in Africa, con le scimmie che ci vivono dentro, una scena mai vista prima.

Rane, iene e scimpanzé davanti alla telecamera

Fra i momenti più rari spicca la rana della pioggia nera, specie schiva ripresa per la prima volta in televisione mentre un maschio esce allo scoperto per la sua prima stagione riproduttiva. Somiglia a un “avocado imbronciato” ma ha un richiamo d’amore inconfondibile, una specie di “soprano stridulo” che serve ad attirare le femmine. Non meno sorprendenti le immagini degli scimpanzé che usano rametti e piccoli bastoni come strumenti rudimentali per pescare alghe dal fondo di uno stagno.

Il filo conduttore è l’adattamento. Una iena maschio solitaria, a digiuno da giorni, deve capire come catturare un fenicottero per sopravvivere. L’acqua però la rallenta troppo, così escogita una strategia e spinge lo stormo verso la riva, dove la maggiore densità di uccelli rende la caccia più semplice. Si tratta di un’abilità nuova per la specie. La simpatia per l’animale svanisce in fretta con una sequenza notturna in cui un branco attacca una madre elefante e il suo piccolo, arrivando quasi a uccidere il cucciolo. Mosaku confessa di non aver mai pensato di provare empatia per una iena, salvo poi ricordarsi, davanti a quell’assalto, perché non le stessero simpatiche.

Tecnologia sul campo e storie che parlano di umanità

Girare tutto questo in natura ha richiesto parecchia innovazione tecnologica. La produzione si è affidata ai droni per le riprese in soggettiva e a un braccio robotico programmabile per inquadrature lunghe, nato per gli studi e usato per la prima volta sul campo. Una “hippo cam” subacquea con testa orientabile ha documentato il “trattamento spa” degli ippopotami, con i pesci barbo che ne mangiano la pelle morta. Per filmare i coccodrilli nani a caccia di pipistrelli in una grotta buia e coperta di guano è stata creata una postazione fissa comandata a distanza, con visione notturna, infrarossi e zoom remoto, protetta persino da piccoli ombrelli contro i pipistrelli.

Ogni episodio è suddiviso in più mini racconti, come quello di una mamma ghepardo che adatta il suo stile di caccia a un terreno roccioso e montuoso per sfamare i tre cuccioli. Mosaku ci ha rivisto sua madre, anche lei con tre figli in un ambiente dove i suoi superpoteri non funzionavano, e più in generale il desiderio comune di sopravvivere, prosperare e sapere al sicuro chi si ama. La sua narrazione evita voci costruite e punta su empatia e autenticità, guidando lo spettatore senza mai trattarlo dall’alto in basso. L’attrice spera che il pubblico senta quanto ciò che accade in natura riguardi tutti e quanto valga la pena impegnarsi per una maggiore armonia fra le specie. Africa: Earth’s Wild Home è disponibile in streaming su Disney+ e Hulu.

Fonte: TecnoAndroid

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