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Digger di Iñárritu: i tre colpi di scena del film con Tom Cruise

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Il nuovo film di Alejandro González Iñárritu è finalmente arrivato nelle sale e, come prevedibile, Digger ha diviso nettamente critica e pubblico. Dopo mesi di voci su cosa fosse davvero (e cosa invece non fosse), ora chiunque può farsi un’idea con i propri occhi. Al centro del dibattito ci sono i tre colpi di scena che attraversano la pellicola, e l’ultimo, piazzato proprio sul finale, è forse quello che riesce a salvare l’intera operazione.

Uscito il 2 ottobre 2026, con una durata di 2 ore e 9 minuti, il lungometraggio vede protagonista Tom Cruise affiancato da Sandra Hüller e Riz Ahmed. Le valutazioni raccontano bene la spaccatura, con una media della stampa ferma a 2,9 su 5 e quella degli spettatori a 3,0. C’è chi lo considera un capolavoro incompreso e chi invece lo accusa di insistere continuamente su se stesso, aggiungendo strati su strati di cui non c’era alcun bisogno. Secondo i detrattori, né un Cruise invecchiato né un Iñárritu in piena forma sono bastati a tenere in piedi il progetto. Da qui in avanti ovviamente si entra nel territorio degli spoiler, quindi chi non ha ancora visto il film è avvisato.

Il primo ribaltamento: altro che musical

La teoria più diffusa prima dell’uscita sosteneva che Digger fosse un musical. In effetti c’è una sequenza che sembra costruita proprio con quell’intenzione, ma l’ipotesi si è rivelata del tutto sbagliata. La prima grande svolta arriva dopo circa 30 minuti e condiziona tutto ciò che segue, perché lo spettatore scopre che quanto visto fino a quel momento è in realtà uno spettacolo teatrale. Il protagonista non è altro che un attore in attesa che la figlia arrivi alla prima.

Da quel momento il film cambia completamente nella testa di chi guarda. Tutto ciò che è passato sullo schermo diventa finzione e, di conseguenza, anche quello che verrà viene percepito allo stesso modo, come qualcosa di altrettanto falso. Un meccanismo che regge fino al secondo colpo di scena.

Kenny e la verità dietro Fossil Fools

La seconda rivelazione arriva molto vicino alla fine. Kenny, il produttore, confessa di essere il nipote del Digger originale, perché l’opera teatrale si basa su fatti realmente accaduti e, nei tempi bui, a tutti fa comodo farsi una risata. Ancora una volta il pubblico è costretto a ricontestualizzare ogni scena vista fino a lì. Lo spettacolo, intitolato Fossil Fools, non è dunque una satira fantasiosa ma una satira ancorata alla vita vera. Questo obbliga a rileggere l’ora e mezza precedente come una sorta di biopic decisamente sui generis, ben lontano dalla parodia leggera che sembrava all’inizio.

Il finale con le maschere antigas

Resta però un’ultima svolta, quella che mostra le conseguenze delle azioni di Digger. Negli ultimi minuti il teatro annuncia che è scattato il “livello 4” e tutti gli spettatori, in modo obbediente, indossano le maschere antigas prima di uscire all’esterno, dove li attende un mondo grigio e postapocalittico.

Di nuovo l’intero film va riconsiderato da capo. Non si tratta soltanto di una satira del mondo reale, perché quel mondo, così come lo si conosceva, è stato portato alla distruzione. Quella che poteva sembrare un’innocua presa in giro si trasforma in un grido lacerante. È proprio questo finale a fornire finalmente tutti i pezzi necessari per ricostruire la pellicola nella propria testa. Può non convincere tutti, ma di certo Iñárritu non ha servito al pubblico una storia già masticata e pronta da digerire.

Fonte: TecnoAndroid

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