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Il superamento della soglia di 1,5 °C di riscaldamento globale non è più uno scenario da scongiurare ma un fatto dato ormai per acquisito, e potrebbe arrivare prima della fine di questo decennio. A metterlo nero su bianco è il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, che nel suo nuovo rapporto intitolato “Limitare il surriscaldamento globale” ammette apertamente quello che finora nessun organismo dell’ONU aveva dichiarato con altrettanta chiarezza. Il limite fissato dall’Accordo di Parigi rispetto ai livelli preindustriali verrà oltrepassato, e la domanda non è più se accadrà ma quanto a lungo durerà.
Il documento lo dice senza troppi giri di parole. La comunità internazionale ha fatto dei passi avanti sul clima, certo, ma la riduzione delle emissioni di gas serra non è andata abbastanza veloce da evitare che la temperatura media superi quella soglia nei prossimi anni. Vale la pena ricordare una distinzione tecnica che spesso si perde nel dibattito pubblico. Due anni fa il servizio europeo Copernicus aveva già registrato un anno solare oltre 1,5 °C rispetto ai livelli di riferimento, ma un singolo mese o un singolo anno sopra quella linea non equivalgono al fallimento formale dell’obiettivo climatico. Quello che cambia adesso è la prospettiva di un superamento stabile, prolungato nel tempo, che invece rappresenterebbe a tutti gli effetti una violazione dell’impegno preso.
La curva del sorpasso spiegata in quattro tappe
Gli autori del rapporto hanno costruito un modello grafico per rendere l’idea, chiamandolo traiettoria di superamento. Funziona come una curva divisa in quattro momenti. Prima il sorpasso vero e proprio del limite, poi un picco di temperatura che si mantiene tra 1,5 e 2 °C, quindi una discesa graduale e infine una fase di stabilizzazione. Detta così sembra quasi rassicurante, ma il punto è un altro. Mirey Atallah, a capo della sottodivisione Adattamento e Resilienza dell’UNEP e coordinatrice del rapporto, spiega che da oggi la crisi climatica andrà affrontata in un contesto di temperature già superiori a 1,5 °C, non più al di sotto di quella soglia come si è fatto finora.
“Questo è il punto di partenza per capire la necessità impellente di ridurre drasticamente le emissioni e minimizzare la gravità della traiettoria di superamento in cui ci troviamo”, ha precisato Atallah. Nessuno, va detto, sta suggerendo di archiviare l’obiettivo. L’organismo insiste sul contrario, e cioè che proprio ora servirebbe più determinazione, non meno.
Cosa comporta ogni frazione di grado in più
Le proiezioni parlano di un possibile aumento fino a 1,8 °C nel corso di questo secolo rispetto ai livelli precedenti alla Rivoluzione industriale. E questo, attenzione, è lo scenario ottimistico. Per arrivarci servirebbe tagliare del 50% le emissioni globali nell’arco dei prossimi dieci anni ed eliminarle del tutto entro il 2050. Il rapporto contempla però anche ipotesi peggiori, con superamenti oltre i 2 °C. “Sopra 1,5 °C, i rischi e gli impatti si intensificheranno con ogni frazione di grado aggiuntiva e con ogni anno che passa”, avverte lo studio.
Nella lista delle conseguenze attese ci sono eventi meteorologici estremi più violenti e la perdita di interi ecosistemi, con i piccoli Stati insulari in via di sviluppo e le città costiere basse tra i soggetti più esposti. A cascata arrivano gli effetti su salute, sicurezza alimentare, accesso all’acqua, biodiversità, infrastrutture ed economie.
António Guterres, segretario generale dell’ONU, ha collegato il quadro a quanto visto sul campo, indicando ondate di calore, incendi e alluvioni dell’ultima estate come un anticipo di ciò che aspetta il pianeta. “Dobbiamo fare in modo che l’aumento di temperatura oltre 1,5 °C sia il più contenuto e il più breve possibile. Serve un’ambizione smisurata”, ha detto.
Le ricette proposte nel documento restano quelle note ma con tempi più stretti, dal taglio rapido delle emissioni all’accelerazione della transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili, fino a politiche capaci di garantire investimenti adeguati e condizioni di equità e giustizia climatica. “Ora è il momento di raddoppiare gli sforzi nell’azione per il clima. Possiamo e dobbiamo imboccare la strada giusta”, ha ribadito Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’UNEP.








