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Un video di oltre due ore pubblicato dal canale Gamers Nexus ha acceso i riflettori sulle TV LG e su una serie di comportamenti che, a leggerli tutti insieme, fanno una certa impressione: scansione delle reti locali, mappatura dei dispositivi nelle vicinanze, smartphone e smartwatch compresi, e registrazioni audio dal microfono anche a schermo spento e senza connessione attiva. I dati catturati, secondo quanto documentato, vengono poi caricati non appena il televisore torna online. Non si parla quindi del solito tracciamento pubblicitario a cui ormai un po’ tutti si sono rassegnati, ma di qualcosa che va parecchio oltre.
Le prove sono state condotte su diversi modelli con pannello OLED, inclusi quelli della gamma G5. Dall’analisi è emerso che le informazioni raccolte finiscono sulla piattaforma di LG AD Solutions, cioè il ramo dell’azienda che si occupa di pubblicità. Non è tutto: sfruttando alcune vulnerabilità di webOS, il sistema operativo che gira su questi televisori, è stato possibile eseguire codice da remoto. Tradotto in parole semplici, un attaccante potrebbe prendere il controllo del dispositivo senza averlo fisicamente davanti.
Cosa finisce davvero nel pacchetto dei dati raccolti
L’elenco è lungo e vale la pena scorrerlo con calma. Tra le informazioni intercettate ci sono trascrizioni testuali di conversazioni degli utenti che non hanno nulla a che fare con l’uso della TV, in alcuni casi contenenti dettagli sensibili. Poi clip audio registrate dal microfono, registrazioni dalla webcam quando è collegata, e registrazioni effettuate anche mentre il televisore sembra spento. A queste si aggiungono le scansioni del network locale alla ricerca di altri dispositivi, la posizione geografica e informazioni sulle reti Wi-Fi nelle vicinanze, intensità del segnale inclusa.
Il punto, prima ancora della privacy, è la trasparenza. Chi porta a casa un televisore connesso a internet con funzioni pubblicitarie integrate mette in conto che l’apparecchio analizzi abitudini di visione e gusti personali per proporre annunci su misura. È il patto implicito degli Smart TV moderni, piaccia o no. Ma qui il monitoraggio scende a un livello diverso, che con le preferenze sui film in prima serata c’entra poco o nulla.
Quanti televisori sono coinvolti e cosa dice LG
Sul numero di apparecchi potenzialmente interessati non ci sono certezze. Il sito ufficiale di AD Solutions parla di 49 milioni di Smart TV del marchio installate negli Stati Uniti e di 216 milioni a livello globale, ma quanti di questi presentino i comportamenti documentati resta un dato non disponibile. Numeri che comunque danno l’idea della scala su cui si muove l’azienda coreana nel settore dell’intrattenimento domestico.
Da parte sua, LG non ha rilasciato alcun commento né comunicato ufficiale sulla vicenda. Silenzio totale, almeno per ora, su un dossier che riguarda funzionalità di sistema e non un singolo bug isolato. La differenza è sostanziale, perché nel primo caso servirebbe un intervento strutturale sul software e non una semplice patch correttiva.
Chi possiede uno di questi televisori si trova quindi davanti a un apparecchio che, stando alla ricerca, continua a lavorare anche quando l’utente pensa di averlo messo a riposo. Lo standby, in questo scenario, non è un vero spegnimento ma uno stato in cui alcune componenti restano attive e continuano a raccogliere. E l’assenza momentanea di rete non blocca il processo, si limita a rimandarlo: il caricamento avviene appena il collegamento viene ripristinato. Le vulnerabilità individuate in webOS aggiungono un secondo livello di rischio, del tutto indipendente dalle politiche commerciali dell’azienda. Un televisore esposto all’esecuzione di codice da remoto diventa infatti un potenziale punto di ingresso verso il resto della rete domestica, quella stessa rete che il dispositivo, come documentato, provvede già a mappare per conto proprio.








