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Resident Evil, Zach Cregger: sarà il suo ultimo franchise

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Il film di Resident Evil firmato da Zach Cregger sarà anche l’ultimo lavoro del regista legato a un grande franchise, parola sua. Lo ha detto senza troppi giri di parole nel corso di un’intervista, spiegando che dopo questa esperienza intende tornare ai progetti originali, quelli che gli hanno costruito la reputazione che oggi si ritrova tra le mani. Nessun addio polemico, nessuna frecciata al sistema, solo una scelta di campo piuttosto netta.

Le parole del regista sono chiare. “Non sono mai stato contattato per un altro franchise”, ha raccontato Cregger. “Forse è successo, ma il messaggio non mi è arrivato perché sono stato molto chiaro sul fatto che non lo farò. Farò Resident Evil, dopodiché per me è finita qui.” Una posizione che, tradotta in pratica, significa niente sequel altrui, niente universi condivisi, niente incarichi su misura per riportare in vita un marchio.

Perché Resident Evil è stata l’eccezione

La motivazione che il regista mette sul tavolo è tanto semplice quanto sincera: è un fan dei giochi. “Non voglio scrivere qualcosa in cui devo assicurarmi di inserire diversi elementi per soddisfare determinate persone”, ha spiegato. “Voglio semplicemente soddisfare me stesso. E l’unico motivo per cui penso che per me vada bene fare Resident Evil è perché sono entusiasta dei giochi.”

C’è insomma una linea di demarcazione ben visibile tra il lavoro su commissione e il progetto che nasce da un’affinità reale con il materiale di partenza. Cregger colloca il suo film nella seconda categoria, e lo ribadisce parlando della storia che ha messo in piedi partendo dall’immaginario della saga Capcom. “Mi piace la storia che ho concepito con i giochi, e la sto realizzando per me. Penso che questo film sia forte e spero che soddisfi le aspettative dei fan, perché sono un fan anch’io e sto soddisfacendo le mie.”

Il passaggio più diretto arriva subito dopo, quando il regista chiarisce lo spirito con cui ha affrontato la produzione. “Sto realizzando il film di Resident Evil che avrei voluto esistesse, quindi posso farlo con il cuore leggero e la coscienza pulita, senza sentire di essere preso per il c**o da qualche strana dinamica dell’industria.” Un modo colorito per dire che il progetto non è nato da un calcolo di mercato.

Una storia inedita al posto dei volti storici

Il film contiene molti elementi che arrivano direttamente dai videogiochi, e la libertà creativa è stata la condizione con cui Cregger ha accettato l’incarico. È anche per questo che ha preferito raccontare una vicenda originale invece di ripercorrere le avventure già viste di Leon Kennedy o Claire Redfield, due dei personaggi più riconoscibili dell’intera serie. Una decisione che, prevedibilmente, ha diviso una parte del pubblico. Il regista però ha messo le mani avanti più volte, sperando che i fan accettassero le differenze rispetto ai giochi e leggessero il film per quello che è, ovvero un progetto costruito con passione e rispetto verso il materiale d’origine, non un adattamento didascalico.

La sensazione, ascoltando le sue dichiarazioni, è che il rapporto con le grandi saghe cinematografiche si esaurisca qui per motivi che hanno poco a che fare con il risultato di questo lavoro specifico. Cregger non vuole scrivere pensando alle caselle da riempire, e a quanto pare non ha alcuna intenzione di ripetere l’esperienza anche se dovesse arrivare l’offerta giusta. Dopo Resident Evil, la strada torna a essere quella dei progetti originali.

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