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Il nuovo Resident Evil firmato da Zach Cregger arriva al cinema con un’idea piuttosto chiara in testa: far ridere prima ancora di far paura. Sembra un paradosso, considerando che parliamo della saga horror più famosa mai uscita da Capcom, eppure funziona. Il regista di Weapons riporta il franchise alle origini, semplifica la storia, rende i mostri davvero disturbanti e poi ci infila dentro una vena comica che amplifica il terrore invece di smorzarlo.
Vale la pena ricordare da dove si parte. Quando la versione di Paul W.S. Anderson approdò nelle sale nel 2002, i film tratti dai videogiochi erano ancora roba di nicchia. Mortal Kombat e Tomb Raider avevano dimostrato che si poteva fare cassa, ma il disastro di Super Mario Bros. del 1993 pesava ancora parecchio. E se Raccoon City conquistò il pubblico generalista, i fan più duri e puri storsero il naso di fronte alle libertà che quei film si presero rispetto al materiale originale.
Un corriere qualunque al posto degli agenti speciali
Questo Resident Evil è pieno di rimandi ai giochi Capcom, ma il protagonista è un personaggio creato apposta per il film: Bryan, interpretato da Austin Abrams, corriere medico che vive in una cittadina di montagna. Come chiunque abiti da quelle parti, Bryan sa benissimo che guidare fino a Raccoon City in pieno inverno può essere un incubo. Poi però arriva una consegna dell’ultimo minuto pagata fin troppo bene, e tanto basta.
Il viaggio comincia senza grandi scossoni, tra strade infide e campo del cellulare che va e viene. Finché Bryan non investe per sbaglio una donna barcollante, interpretata da Andrea Miltnerová, che non sembra minimamente accorgersi di essere stata appena travolta da un’auto fuori controllo. Ed è lì che il film mostra subito la sua natura doppia: la tensione si sente eccome mentre Bryan si inoltra nel bosco a cercarla, ma poi arriva uno stacco netto e lo si ritrova a convincerla a salire in macchina per portarla da un medico. Il terrore torna quando gli infetti cominciano a mutare in creature che sembrano uscite da un incrocio bizzarro tra Katamari Damacy e The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Ma è difficile non ridere quando Bryan commenta quanto siano interessanti quelle trasformazioni viste da vicino.
La sopravvivenza come nei giochi, con poche pallottole
La scelta di Zach Cregger e del co sceneggiatore Shay Hatten di costruire tutto attorno a un civile qualunque, invece che ai soliti agenti superaddestrati, paga parecchio. Bryan è un mezzo imbranato che urla di continuo e lascia cadere i proiettili quando si spaventa, e questo rende l’esperienza stranamente familiare a chi ha impugnato un pad almeno una volta. Trova due armi e pochissime munizioni, mai abbastanza per sentirsi al sicuro mentre procede verso Raccoon City, fermandosi ogni tanto a frugare in edifici apparentemente vuoti sperando di trovare un telefono funzionante.
Le scene negli interni sono le più riuscite. Cassetti aperti in fretta, corridoi bui attraversati in punta di piedi, la certezza stabilita fin dall’inizio che il pericolo sia sempre dietro l’angolo. È lì che il regista cattura davvero l’anima del survival horror di Capcom, e allo stesso tempo strizza l’occhio alla platea ogni volta che Bryan racconta come i videogiochi gli abbiano insegnato a cavarsela.
C’è una linearità di fondo che distingue questo film da molti altri adattamenti recenti. Non punta sullo sviluppo dei personaggi come The Last of Us e non ha sequenze grandiose come The Super Mario Galaxy Movie. Ma è proprio questa asciuttezza a far risaltare il modo fantasioso in cui vengono rielaborati gli elementi classici della saga. Dopo Weapons, Cregger lascia il suo marchio su un marchio videoludico amatissimo e rimette in piedi una serie cinematografica che era sempre stata divertente ma si era persa crescendo troppo. Nel cast anche Zach Cherry, Will Merrick, Zoé Bellas, Chris Lew Kum Hoi, Griffin Newman e Magdalena Sittovaas. Il film esce nelle sale il 18 settembre.
Fonte: TecnoAndroid








