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Recall: cosa c’è che non va?
La critica principale è che la funzione è rischiosa by design. Ovvero, per come è costruito, introduce vulnerabilità invece di risolverle. L’accesso ai dati archiviati, per quanto protetto da autenticazione biometrica, può essere poi aggirato con un semplice PIN. Un livello di protezione debole, che può vanificare anche i meccanismi di cifratura più sofisticati. Ciò che inquieta di più non è solo la facilità con cui si può accedere a tali dati, ma la quantità e il tipo di informazioni che Recall può potenzialmente raccogliere. Come, ad esempio, numeri di carte di credito, messaggi temporanei, dati personali e immagini sensibili.
Anche quando le esclusioni automatiche dovrebbero entrare in gioco, i test mostrano che spesso non funzionano. Il tutto, in un sistema attivo per impostazione predefinita (anche se oggi è diventato opt-in), il che alza ulteriormente il livello di rischio. Considerando quanto detto, in molti si stanno chiedendo a chi serve davvero Recall.
Gli utenti aziendali lo vedono come un rischio di compliance, i gamer come un rallentamento fastidioso. Per gli utenti comuni forse è utile, in teoria, ma nella pratica è troppo invasivo. In un’epoca in cui il concetto di sicurezza è già molto fragile, progettare strumenti che rischiano di violare la privacy intimità potrebbe rivelarsi un errore problematico.
Fonte: TecnoAndroid








