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Supercomputing-1, la Cina porta l’AI in orbita con CAS Space

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Con il lancio del satellite Supercomputing-1, la Cina ha portato per la prima volta un sistema di calcolo basato sull’intelligenza artificiale direttamente in orbita, dentro un progetto che integra razzo e satellite in un unico pacchetto. Il vettore Kinetica 1 Y18, gestito dall’operatore commerciale CAS Space, è partito il 20 settembre trasportando nove satelliti verso le rispettive orbite, ma è proprio questo carico specifico ad aver attirato l’attenzione degli osservatori del settore.

Sviluppato dall’azienda cinese S AIDC, specializzata in infrastrutture per il calcolo AI, il satellite è noto anche come S AIDC 1. La sua funzione è raccogliere immagini della superficie terrestre e processarle sul posto, senza rispedire tutto a terra verso i tradizionali data center. Una scelta che, secondo i progettisti, dovrebbe ridurre da ore a minuti i tempi di elaborazione dei dati tra regioni diverse. A bordo ci sono un payload ottico ad alta risoluzione e un computer dedicato all’analisi delle immagini tramite algoritmi di intelligenza artificiale.

Un pezzo di una rete di calcolo molto più ampia

Il lancio non è un episodio isolato. Ai primi di giugno il governo cinese ha approvato la creazione dello Space Computing Industry Innovation Center, un centro pensato per mettere allo stesso tavolo produttori di razzi e satelliti, fonderie di semiconduttori e aziende tecnologiche impegnate sull’AI. L’obiettivo dichiarato è costruire una vera rete di calcolo orbitale, parte di un’infrastruttura integrata più estesa.Dietro questa accelerazione ci sono ragioni molto concrete. La corsa all’intelligenza artificiale ha fatto proliferare i data center destinati ad ospitare acceleratori, alcuni dei quali ne contengono centinaia di migliaia. Il risultato è un consumo elettrico senza precedenti, con reti nazionali messe sotto pressione. Aggiungendo il consumo di suolo, l’acqua necessaria al raffreddamento e il rumore, si capisce perché sia cresciuta l’ostilità delle comunità locali. Nel secondo trimestre del 2026 i residenti hanno bloccato progetti per un valore di circa 58 miliardi di euro.

Perché lo spazio attira i costruttori di data center

Le difficoltà economiche e pratiche restano enormi, però l’orbita offre alcuni vantaggi difficili da ignorare. Spazio praticamente illimitato, accesso diretto all’energia solare, freddo costante e un vuoto silenzioso dove il rumore non disturba nessuno. Ragioni sufficienti perché i data center orbitali siano diventati un tema di discussione serio e non più una curiosità da convegno. SpaceX si è mossa per prima su questo fronte con il satellite AI1, un progetto di data center in orbita capace di erogare 150 kW di potenza di calcolo di picco. L’azienda punta a raggiungere 1 GW all’anno di capacità di calcolo AI nello spazio entro il 2027 e ha già avviato la costruzione dello stabilimento Gigasat, un impianto da 11 milioni di piedi quadrati destinato a produrre i 6.000 satelliti necessari per centrare quell’obiettivo.

Al di là dell’ambizione di far girare grandi modelli AI fuori dall’atmosfera, la capacità di calcolo distribuita in orbita ha già applicazioni immediate. I satelliti per l’osservazione della Terra possono analizzare le immagini a bordo per individuare incendi, tempeste, alluvioni, navi o altri oggetti di interesse, trasmettendo a terra soltanto i risultati utili invece di scaricare montagne di dati grezzi verso le stazioni di ricezione. Lo stesso principio vale per il monitoraggio meteorologico, la gestione delle emergenze, le comunicazioni e il controllo delle costellazioni satellitari, dove i singoli veicoli potrebbero prendere decisioni in autonomia senza aspettare istruzioni dal suolo.

Un singolo satellite con capacità di edge computing a bordo non è certo un data center orbitale completo. La strada scelta da Pechino con Supercomputing-1, però, potrebbe rivelarsi l’applicazione più pratica e ravvicinata per il calcolo avanzato nello spazio, molto prima che i progetti su larga scala diventino realtà.

Fonte: TecnoAndroid

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