La RAM virtuale è diventata la trovata preferita dai produttori di smartphone economici, ma promette molto più di quanto possa davvero mantenere. Con i prezzi della memoria RAM alle stelle, tutto lascia pensare che presto rivedremo sul mercato telefoni di fascia bassa con appena 4 GB di RAM, un ritorno che sembrava ormai archiviato visto che i 6 GB erano diventati lo standard per questa categoria. E qui entra in gioco quel piccolo trucco che tanti brand usano per far quadrare i conti. Funziona davvero? Vediamo.
Perché la memoria RAM conta così tanto in uno smartphone
Prima di andare al sodo, conviene capire perché la RAM sia un elemento tanto delicato. Ogni telefono, tablet o portatile ha due tipi di memoria. Da una parte c’è l’archiviazione, dall’altra la RAM. Entrambe servono a conservare informazioni, ma lo fanno in modo profondamente diverso. L’archiviazione ha più capacità, la RAM invece è molto più veloce.
Ed è proprio la velocità il punto chiave. Il processore lavora di continuo e ha bisogno di accedere ai dati per ogni singola operazione. Se dovesse dipendere solo dall’archiviazione, tutto rallenterebbe parecchio. La RAM permette al processore di leggere e scrivere informazioni in un lampo, anche se ciò che ci finisce dentro resta lì solo in via temporanea. E resta temporaneo perché la capacità è molto più ridotta. Il risultato è semplice, più RAM ha il telefono e meglio funziona. Da qui nasce l’esigenza della RAM virtuale.
Un piccolo appunto tecnico. Come per i PC esistono vari tipi di memoria. Nei computer si parla di DDR, mentre negli smartphone si usa la LPDDR, che occupa meno spazio e consuma meno batteria. Per capire quale monta un dato modello basta guardare la sigla, LPDDR3 sopravvive ancora su qualche dispositivo di fascia bassissima, ma lo standard attuale è LPDDR5, con l’arrivo di LPDDR5X. La LPDDR4 e LPDDR4X restano invece diffuse nella fascia media.
RAM virtuale, mantiene le promesse dei produttori?
Il nome dice già tutto. Non si tratta di memoria fisica, cioè non è un componente reale dentro il telefono. Quando la si attiva, lo smartphone prende una porzione dell’archiviazione e la usa come se fosse RAM. Sulla carta suona benissimo. Molti brand ricorrono a questa tecnica per compensare una dotazione bassa, di solito tra i 4 e i 6 GB. Il nome cambia da produttore a produttore, Samsung per esempio la chiama RAM Plus.
Il problema è quello già spiegato, la velocità dell’archiviazione non si avvicina nemmeno lontanamente a quella della RAM vera. Quindi no, non è una soluzione miracolosa. Questo non vuol dire che sia inutile. La RAM virtuale può dare quel piccolo margine in più che consente di tenere qualche app aperta in background senza che venga chiusa a forza, cosa che succede spesso quando si mette sotto sforzo un telefono con poca memoria.
Effetti collaterali? Quello più ovvio è la perdita di un po’ di spazio di archiviazione. Ma c’è dell’altro. Attivando questa opzione aumenta la scrittura sulla memoria flash, e questo può accelerarne l’usura. Nella pratica, sui dispositivi moderni con una buona gestione l’impatto resta limitato, però c’è.


