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Practical Magic 2, il buco di trama che spiazza gli spettatori

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Il buco di sceneggiatura di Practical Magic 2 è talmente grande che viene da chiedersi come abbia fatto a sopravvivere a mesi di riprese senza che nessuno, sul set, alzasse la mano. Perché non si tratta di un dettaglio nascosto in un angolo del secondo atto, ma della premessa stessa su cui si regge tutto il film diretto da Susanne Bier, arrivato nelle sale l’11 settembre 2026 con un minutaggio niente male, due ore e dieci minuti. E la cosa curiosa è che il problema attraversa la storia dall’inizio alla fine senza mai ricevere una spiegazione.

Il punto di partenza è questo, e contiene qualche piccolo spoiler. Le figlie di Sally hanno passato l’intera esistenza, superando abbondantemente i vent’anni, senza avere la più pallida idea di essere streghe. Né di appartenere a una famiglia di streghe. La scoperta arriva come una doccia gelata, con annesso stupore per il fatto che tutti i parenti siano immersi fino al collo nella stregoneria.

Practical Magic 2: una casa piena di magia e nessuno che faccia domande

Ecco, il problema è proprio qui. Quelle ragazze non solo hanno visto la magia coi loro occhi, ma sono cresciute dentro una casa tappezzata di libri e oggetti magici. E soprattutto hanno assistito, sera dopo sera, alla processione dell’intero paese che bussa alla porta per farsi preparare incantesimi su misura. Difficile immaginare una vita del genere senza farsi venire almeno il sospetto che in famiglia ci sia qualcosa di strano. Ancora più difficile immaginare di non aver mai posto una singola domanda in proposito. Una volta accettato questo salto logico, il resto della trama di Practical Magic 2 diventa complicato da prendere sul serio, anche perché procede a strappi, andando avanti e indietro in modo piuttosto disordinato.

Non è l’unico passaggio che scricchiola. C’è un villain che sostiene di non essere nato con poteri magici e che però, con una certa disinvoltura, lancia incantesimi. Ci sono situazioni quotidiane che i personaggi potrebbero risolvere in tre secondi ricorrendo alla magia, e invece no. E c’è la relazione tra Sandra Bullock e Lee Pace, che procede a singhiozzo, con continui inciampi che non aiutano a costruire un percorso credibile.

Un film coccola che i fan ameranno comunque

Detto tutto questo, sarebbe ingeneroso liquidare il film come un disastro. Il primo Practical Magic è uno di quei titoli che una fetta enorme di pubblico custodisce con affetto sincero, e chi arriva al sequel con quelle aspettative troverà molto di ciò che cerca. L’alchimia tra Nicole Kidman e Sandra Bullock resta incredibile, e basta da sola a reggere parecchie scene. Nel cast compare anche Joey King, in un insieme che punta più sull’atmosfera che sulla precisione narrativa.

I numeri raccontano una divisione piuttosto netta. La stampa si è fermata a 2,3, il pubblico a 2,6, mentre la valutazione redazionale sale a 3,0. Non un trionfo critico, insomma, ma nemmeno una bocciatura secca. E il sospetto è che il risultato al botteghino racconterà una storia diversa da quella dei voti, perché Practical Magic 2 ha tutte le caratteristiche per diventare un successo, di quelli che arrivano nonostante le riserve degli addetti ai lavori.

Resta il fatto che anche i sostenitori più convinti, quelli che hanno già piazzato cinque stelle su Letterboxd senza pensarci due volte, devono ammettere che l’impianto narrativo non regge a un esame appena più attento. È un film cozy, piacevole, costruito per far stare bene chi guarda. Però una passata in più sulla sceneggiatura non avrebbe fatto male a nessuno, e forse avrebbe evitato che la domanda più ovvia, quella su come si possa vivere vent’anni in una casa di streghe senza accorgersene, rimanesse sospesa per due ore e dieci minuti senza mai trovare una risposta.

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