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Samsung si ritrova in un’aula di tribunale americana, questa volta per una causa sui brevetti che tocca da vicino alcuni dei suoi prodotti più conosciuti, compreso Galaxy S23 Ultra. A muovere l’accusa è Ioengine, società statunitense che ha deciso di portare il colosso sudcoreano davanti alla Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Orientale del Texas. Una vicenda che non riguarda soltanto uno smartphone ma coinvolge anche dispositivi indossabili e accessori.
Il cuore della contestazione è piuttosto chiaro. Secondo Ioengine il produttore asiatico avrebbe sfruttato senza alcuna autorizzazione cinque brevetti di sua proprietà, tutti legati al tema della connettività. Non si parla quindi di design o di dettagli estetici ma di tecnologie che lavorano dietro le quinte e che l’utente di solito nemmeno nota, pur servendosene ogni giorno quando collega un accessorio al proprio telefono.
Quali dispositivi Samsung sono finiti nel mirino?
La denuncia non si ferma a un solo prodotto. La società americana chiama in causa diverse categorie di dispositivi e porta alcuni esempi concreti: oltre a Galaxy S23 Ultra compaiono Galaxy Watch Ultra, gli auricolari Galaxy Buds2 Pro e l’SSD portatile T7. Un elenco piuttosto eterogeneo che mette insieme uno smartphone di fascia alta, uno smartwatch, un paio di auricolari senza fili e un’unità di archiviazione esterna. Prodotti molto diversi per funzione e utilizzo, che però nella denuncia finiscono sullo stesso piano.
C’è poi un dettaglio che merita attenzione. Ioengine precisa infatti che i modelli indicati non rappresentano necessariamente l’intero perimetro della contestazione. In altre parole la lista va letta come una serie di esempi e non come un inventario completo, il che lascia aperta la possibilità che anche altri dispositivi del marchio coreano possano rientrare nella disputa legale.
Il nodo della questione è la connessione sicura
Per capire l’oggetto del contendere bisogna guardare al modo in cui alcuni dispositivi portatili dialogano con altri apparecchi. I brevetti rivendicati riguardano le soluzioni che permettono a questi prodotti di sfruttare in sicurezza la connessione di rete e l’interfaccia utente di un dispositivo host, cioè dell’apparecchio principale a cui vengono abbinati. Una definizione che sulla carta può sembrare tecnica ma che descrive qualcosa di molto familiare per chiunque usi accessori collegati allo smartphone.
Detto in modo più semplice, si tratta delle tecnologie che consentono ad auricolari TWS e smartwatch di collegarsi in maniera protetta con un altro dispositivo, appoggiandosi alle sue risorse. Un orologio smart o un paio di auricolari possono così utilizzare la rete e l’interfaccia dell’apparecchio a cui sono associati invece di contare soltanto sulle proprie capacità. Ed è proprio su questo meccanismo, in apparenza invisibile ma presente in tanti prodotti di uso quotidiano, che si concentra l’accusa mossa contro Samsung.
Toccherà ora alla corte texana esaminare la causa intentata da Ioengine e valutare le richieste avanzate contro il gruppo sudcoreano. Nel frattempo Galaxy S23 Ultra, uno dei modelli citati come esempio nella denuncia, si trova in vendita online a partire da 488 euro, con altre offerte che arrivano fino a 529 euro.
Fonte: TecnoAndroid








