Chi contava su un ritorno ai listini di un tempo grazie all’arrivo di nuovi produttori resterà probabilmente deluso, perché sui prezzi Apple Tim Cook ha voluto mettere subito le mani avanti. Durante la conference call sui risultati del terzo trimestre fiscale 2026, il numero uno di Cupertino ha toccato il tema della carenza di memoria e ha fatto capire una cosa piuttosto netta: allargare la platea dei fornitori può dare una mano sulla disponibilità dei componenti, ma non è affatto detto che si traduca in prodotti meno cari per chi compra.
Per gestire una crisi che l’ha già spinta ad alzare i prezzi su diversi prodotti, Apple si sta muovendo alla luce del sole e anche dietro le quinte per ottenere dal governo statunitense il via libera all’acquisto di memoria dai produttori cinesi CXMT e YMTC, entrambi finiti in blacklist. Non una mossa banale, insomma, con tutto quello che comporta sul piano politico e commerciale.
Quel che emerso dalla call
Nella call a Cook e al CFO Kevan Parekh è stato chiesto in modo diretto se la spinta a diversificare la fornitura serva davvero a garantire le scorte e a frenare l’inflazione dei componenti, oppure a proteggere il rapporto qualità prezzo per il cliente finale. Dopo aver ricordato quanto siano saliti i costi della memoria negli ultimi trimestri, il CEO ha spiegato che avere più fornitori di memoria aiuterebbe sulla disponibilità, ma ha subito frenato sull’idea di un ritorno indietro sui listini.
Le sue parole raccontano bene questa esitazione. Il mercato delle DRAM ha in pratica tre fornitori e, ovvio, se ce ne fossero di più sarebbe un bene, aiuterebbe sul fronte della fornitura e forse anche su quello dei prezzi. Sul fronte dei prezzi non è chiaro, ha detto, ma potrebbe aiutare sulla fornitura. Quindi si stanno valutando tutte le opzioni. Ed è proprio quella correzione in corsa il dettaglio che colpisce: dopo aver accennato a un possibile beneficio anche sui costi, Cook ha frenato di colpo, forse per non alimentare aspettative destinate a rimanere deluse.
Cosa cambia davvero per chi compra un prodotto Apple
C’è poi un aspetto pratico da tenere a mente. Stando alle indiscrezioni, Apple userebbe la memoria dei produttori cinesi nei dispositivi venduti fuori dagli Stati Uniti. Una scelta che le lascerebbe la possibilità di riservare i componenti degli attuali partner ai prodotti destinati al mercato americano, così da migliorare la disponibilità sia in casa sia all’estero. Un incastro pensato più per far quadrare le forniture che per abbassare i cartellini.
Il messaggio di fondo resta comunque leggibile. Quel piccolo passo indietro di Cook su cosa comportino davvero nuovi fornitori fa capire che i rincari già applicati, e magari quelli che verranno, potrebbero non essere così passeggeri come tanti clienti speravano. Chi aspettava un raffreddamento rapido dei prezzi, insomma, farebbe bene ad armarsi di pazienza.
Sul versante dei conti, invece, il quadro appare più sereno. Nel trimestre appena chiuso Apple ha registrato ricavi in crescita del 16%, un dato che conferma la solidità dell’azienda anche in una fase segnata dalla tensione sui componenti e dalle scelte obbligate sulla filiera della memoria.











