Chi sperava in un raffreddamento dei prezzi Apple nei prossimi mesi farà bene a mettersi il cuore in pace. Dopo i rincari già annunciati sulla maggior parte dei prodotti, con l’azienda che ha ammesso di non poter più assorbire i costi altissimi della memoria, arriva un’altra brutta notizia. Questa volta il problema si chiama TSMC, il colosso taiwanese che fabbrica i processori per Cupertino, pronto ad alzare i listini della produzione di chip. E quando aumenta chi costruisce i cervelli degli iPhone, prima o poi il conto arriva anche sugli scaffali.
Il mese scorso Apple aveva già comunicato aumenti che in certi casi hanno superato il 50 per cento. In alcune configurazioni gli upgrade di memoria e archiviazione sono letteralmente raddoppiati. La società aveva provato ad ammorbidire il colpo con una frase che suonava quasi come una scusa, dicendo di lavorare senza sosta per trovare soluzioni. Parole precise, riprese così com’erano state pronunciate. Il punto è che quasi nessuno ci ha creduto davvero. La maggioranza dei lettori si è convinta che questi rincari resteranno per sempre e che, di conseguenza, cambieranno le proprie abitudini d’acquisto, aggiornando i dispositivi con molta meno frequenza rispetto a prima.
TSMC alza i costi e il timing non aiuta
Adesso lo scenario rischia di peggiorare ancora. Secondo quanto riportato, TSMC ha in programma di aumentare i prezzi dei suoi servizi di fabbricazione dei chip a partire dall’anno prossimo. Si parla di rincari fino al 10 per cento nel 2027, che riguarderanno sia la produzione avanzata sia quella su nodi più maturi. Il motivo? Costi in salita un po’ su tutto il fronte, dai materiali ai macchinari fino alla costruzione dei nuovi stabilimenti all’estero, quelli che dovrebbero spostare parte della produzione fuori da Taiwan.
Le trattative con i clienti sarebbero già chiuse, con aumenti compresi tra il 5 e il 10 per cento. C’è anche un dettaglio che riguarda da vicino Apple. Il produttore taiwanese potrebbe applicare un sovrapprezzo fino al 15 per cento quando un cliente ordina più chip rispetto alle previsioni iniziali. Tradotto, se Cupertino dovesse sottostimare la domanda di un nuovo prodotto e trovarsi costretta a chiedere volumi extra, pagherebbe quei pezzi a un prezzo più salato. Una situazione tutt’altro che improbabile, considerando quanto sia difficile azzeccare le previsioni di vendita.
Interpellata sulla questione, TSMC ha preferito non commentare, limitandosi a dire che continua a lavorare a stretto contatto con i propri clienti per far valere il valore dei suoi servizi. Una risposta diplomatica che non conferma né smentisce, ma che di fatto lascia le cose come stanno.
Gli iPhone in arrivo e il nodo dei nuovi impianti
Il tempismo, per gli acquirenti, non poteva essere peggiore. Sono attesi ulteriori aumenti di prezzo anche sui nuovi iPhone, quelli che debutteranno a settembre di quest’anno. Insomma, chi contava su modelli più abbordabili si ritroverà probabilmente davanti a listini gonfiati, sospinti da fattori che si sommano uno dopo l’altro.
Sullo sfondo resta anche la questione degli stabilimenti americani. TSMC ha dichiarato di recente che potrebbe arrivare a costruire fino a 12 impianti in Arizona. Un piano ambizioso, sulla carta, ma che qualcuno guarda con un certo scetticismo. Costruire fabbriche di chip fuori da Taiwan significa affrontare spese enormi, ed è proprio una parte di quei costi che finisce per riflettersi sui prezzi finali dei processori.