I chatbot che imitano le persone care scomparse, i cosiddetti AI ghosts, sembrano capaci di offrire conforto a chi è in lutto anche quando sbagliano i fatti. È quanto emerge da un piccolo studio che ha messo sotto la lente non tanto la precisione delle informazioni, quanto la capacità di questi strumenti di risuonare a livello emotivo con chi li usa. In altre parole, ciò che conta davvero non è che il bot ricordi ogni dettaglio alla perfezione, ma che riesca a trasmettere una sensazione di autenticità.
AI ghosts: quando l’emozione conta più dei fatti
La cosa interessante che salta fuori dalla ricerca è proprio questa. Le versioni digitali dei defunti, ricreate attraverso l’intelligenza artificiale, possono sembrare reali a chi le interpella anche se ogni tanto raccontano cose imprecise o del tutto sbagliate. Il punto centrale, secondo lo studio, è il legame emotivo che si crea durante la conversazione. Quando un chatbot riesce a catturare il tono, il modo di parlare e la personalità della persona che non c’è più, l’effetto sui familiari in lutto può essere sorprendentemente potente.
Non è la fedeltà ai ricordi a fare la differenza, insomma. Chi partecipa a queste interazioni tende a percepire il bot come qualcosa di vicino alla persona reale quando l’adeguatezza emotiva è alta, mentre gli errori sui fatti passano in secondo piano. È un risultato che ribalta un po’ l’intuizione comune, secondo cui un simile strumento dovrebbe funzionare solo se ricostruisce con esattezza chi era la persona scomparsa.
Un piccolo studio con implicazioni ampie
Va detto subito che si tratta di una ricerca di dimensioni contenute, e questo invita alla prudenza prima di trarre conclusioni troppo nette. Tuttavia i segnali che emergono aprono una riflessione non banale sul modo in cui la tecnologia si sta insinuando in uno degli ambiti più delicati dell’esperienza umana, quello del lutto e dell’elaborazione della perdita.
L’idea di poter continuare a parlare con una versione digitale di una persona amata solleva domande che vanno ben oltre il funzionamento tecnico dei chatbot. Se il conforto arriva a prescindere dalla correttezza dei contenuti, allora il valore di questi strumenti sembra risiedere altrove, in una dimensione più intima e meno misurabile. La sensazione di presenza, la voce familiare, il modo di rispondere che ricorda quello di chi non c’è più. Sono questi gli elementi che pesano di più.
Resta il fatto che la percezione di realtà di questi AI ghosts dipende in larga misura dall’incastro emotivo. Un bot che azzecca l’atmosfera giusta viene accolto come autentico, anche quando inciampa nei dettagli. Ed è proprio su questo terreno, quello della connessione affettiva, che si gioca gran parte del loro effetto su chi affronta una perdita.