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Con un round pre seed da 2,1 milioni di euro, Bynario si mette in tasca il capitale necessario per costruire una piattaforma basata sull’intelligenza artificiale che individua, ordina per priorità e aiuta a chiudere le vulnerabilità software. A guidare l’operazione è stata 360 Capital Partners, con Prana Ventures al fianco. Una cifra contenuta, se paragonata ai numeri che girano nella cybersecurity, ma sufficiente a mettere in piedi una squadra e un prodotto che punta a un problema tutt’altro che teorico.
L’idea alla base è abbastanza diretta. Le aziende hanno sempre più applicazioni, sempre più dipendenze, sempre più componenti di terze parti infilati dentro i loro sistemi. Ogni pezzo aggiunto è un potenziale punto debole, e il risultato è una montagna di segnalazioni che i team di sicurezza devono setacciare a mano, sperando di non lasciarsi sfuggire quella giusta. Bynario sta sviluppando una suite di prodotti pensata proprio per accompagnare le organizzazioni lungo tutto il percorso, dal codice fino alla produzione.
Intelligenza artificiale e ricerca offensiva nello stesso pacchetto
Il punto interessante della tecnologia sviluppata dalla società è la combinazione tra intelligenza artificiale e ricerca di sicurezza offensiva. Non solo analisi automatizzata, quindi, ma anche il lavoro tipico di chi prova ad attaccare un sistema per capire dove cede davvero. Le due cose insieme servono a valutare quanto una vulnerabilità sia realmente sfruttabile e a dire ai team di sicurezza da dove conviene cominciare a mettere le pezze.
Il contesto in cui si muove l’azienda è cambiato parecchio negli ultimi tempi. Lo sviluppo assistito dall’IA ha accelerato la produzione di software, il che significa più codice scritto in meno tempo. Ma gli stessi modelli avanzati sono a disposizione di ricercatori e attaccanti, che li usano per trovare falle molto più in fretta di prima. Un doppio movimento che allarga la superficie esposta mentre riduce il tempo a disposizione per difenderla.
Alfredo Pesoli, cofondatore e amministratore delegato di Bynario, ha spiegato che il crollo dei costi legati alla ricerca di vulnerabilità assistita dall’IA rende appetibili anche difetti che prima nessuno si sarebbe preso la briga di sfruttare. “La difesa su larga scala richiede la stessa profondità dell’attacco. Gli attaccanti sono guidati dagli incentivi. Man mano che l’IA riduce il costo della ricerca e dello sfruttamento delle vulnerabilità, un numero maggiore di falle diventa un bersaglio interessante. La sfida per chi difende si fa sempre più difficile”, ha dichiarato.
Le falle scovate in macOS Screen Sharing
Che non si tratti solo di dichiarazioni di principio lo dimostra il lavoro già fatto sul campo. I ricercatori di Bynario hanno usato modelli di IA avanzati in un programma di sicurezza offensiva concentrato sulla tecnologia macOS Screen Sharing di Apple. Il risultato è stato l’individuazione di vulnerabilità fino a quel momento sconosciute, comunicate poi ad Apple e successivamente corrette attraverso aggiornamenti software.
Un episodio che racconta bene la filosofia della società, ovvero aiutare le organizzazioni a separare i rischi che contano davvero dal rumore di fondo. Perché il problema, oggi, non è tanto trovare falle quanto capire quali meritano attenzione immediata. La società afferma di lavorare già con clienti attivi in ambienti software, cloud ed enterprise.
I 2,1 milioni raccolti nel round pre seed verranno impiegati per continuare lo sviluppo della piattaforma di sicurezza, ampliare il team di ingegneri e sostenere il lavoro con i clienti enterprise. Tre direttrici che vanno lette insieme, visto che senza persone non si costruisce prodotto e senza prodotto maturo difficilmente si conquistano grandi aziende come clienti. Il fatto che a mettere i soldi sia stata 360 Capital Partners, con la partecipazione di Prana Ventures, dice qualcosa su come il mercato stia guardando a questo segmento specifico della cybersecurity, quello dove l’automazione intelligente incontra il mestiere artigianale di chi cerca falle nei sistemi.








