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Trecento milioni di dollari, cioè circa 275 milioni di euro, sono finiti nelle casse di Nintendo grazie ai rimborsi sui dazi dichiarati illegittimi, mentre ai giocatori americani è arrivato uno sconto del 30% su una selezione di software. La proporzione dice molto di come funziona la redistribuzione di questi soldi. Quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato le tariffe sulle importazioni volute dall’amministrazione Trump con il cosiddetto “liberation day”, si è aperto uno dei più grandi eventi di rimborso della storia commerciale recente: circa 150 miliardi di euro restituiti a qualcosa come 300.000 importatori. Nintendo of America era tra questi, dopo aver fatto causa al Dipartimento del Tesoro davanti alla Corte del Commercio Internazionale chiedendo un rimborso rapido e con gli interessi.
L’azienda ha incassato. E ha messo a bilancio quella cifra come riduzione del costo del venduto nei risultati del primo trimestre fiscale 2027, comunicati il 6 agosto 2026, contribuendo a un balzo del 151% dell’utile operativo. Nei documenti finanziari la società sostiene che i dazi collegati a quei rimborsi sono stati “sostenuti principalmente dall’azienda”, quindi non scaricati sui consumatori attraverso i prezzi dei prodotti.
Il dettaglio che non torna sui prezzi
Quella ricostruzione merita qualche verifica. Nell’agosto 2025 Nintendo ha alzato i prezzi dell’hardware Switch e degli accessori per Switch 2, parlando ufficialmente di “condizioni di mercato”. I documenti depositati in tribunale collegano invece quella decisione direttamente ai costi di importazione generati dai dazi.
Il prezzo attuale di Switch 2, circa 460 euro, ha comunque due spinte diverse che vale la pena tenere separate. Una è il peso delle tariffe, ora rimborsate. L’altra è la carenza globale di memoria RAM alimentata dalla domanda dei data center per l’intelligenza artificiale, una stretta sulle forniture che gli analisti hanno battezzato “RAMpocalypse” e che continua a far salire i costi dei componenti al di là di qualsiasi politica commerciale.
Sul fronte legale, una class action presentata da giocatori statunitensi parla di arricchimento ingiustificato: l’azienda sarebbe stata pagata una prima volta dai clienti a prezzi gonfiati e una seconda volta dal governo attraverso il rimborso, e dovrebbe quindi condividere il secondo assegno. La risposta è stata una richiesta di archiviazione del caso. Nelle memorie depositate, Nintendo ha sostenuto che i consumatori “hanno ricevuto esattamente ciò per cui hanno contrattato e pagato” e che non hanno “alcun diritto” ai rimborsi legati alle tariffe. Una posizione coerente con i principi tradizionali del diritto contrattuale, anche se mette a dura prova il senso comune di equità.
Cosa offre davvero il Customer Appreciation Sale
La promozione viene presentata così: il Customer Appreciation Sale è il modo dell’azienda per ringraziare i giocatori del supporto continuo ed è reso possibile in parte dai rimborsi legati ai dazi. Nintendo aggiunge di aver assorbito la maggior parte dei costi tariffari e che i rimborsi hanno contribuito a rendere possibili iniziative di questo tipo.
Nessun tribunale americano si è ancora pronunciato sulla possibilità di far valere richieste di arricchimento ingiustificato quando un venditore ha trasferito un dazio sul prezzo e poi ha ottenuto il rimborso statale su quello stesso dazio. La questione resta giuridicamente aperta.
Dalla promozione è esclusa qualsiasi riduzione sul prezzo della console Switch 2. Non ci sono rimborsi in denaro né crediti per chi ha pagato hardware più caro durante il periodo dei dazi. Quello che c’è, dal 13 al 26 settembre, sono videogiochi digitali e bundle al 30% di sconto, più una selezione di titoli fisici, DLC, accessori, amiibo e abbigliamento su eShop, Nintendo Store e rivenditori aderenti.
Una linea condivisa da tutto il settore
Anche Sony e Microsoft hanno assunto posizioni identiche sui rimborsi tariffari, il che trasforma la faccenda in uno standard di settore più che in una scelta isolata. Le alternative esistevano: un taglio temporaneo del prezzo dell’hardware, credito sul negozio per chi ha acquistato in quella finestra temporale, o almeno un rendiconto pubblico trasparente su come è stata allocata quella liquidità inattesa. Uno sconto software a tempo, che per essere sfruttato richiede di spendere altri soldi, è la versione più leggera possibile di una restituzione. Se i tribunali daranno ragione a Nintendo, le aziende di ogni settore riceveranno un segnale chiaro: i guadagni inattesi sui dazi appartengono agli azionisti.








