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Nel secondo trimestre SMIC ha corso più di tutti, e i numeri raccontano una storia che vale la pena leggere con attenzione: il colosso cinese ha messo a segno una crescita del fatturato del 20% e si è preso il terzo posto tra le fonderie mondiali per ricavi, scalzando GlobalFoundries e avvicinandosi in modo sensibile a Samsung. Un balzo che non arriva dal nulla, ma da una domanda molto concreta legata alle catene di fornitura dell’elettronica di consumo e ai prodotti di rete destinati ai data center.
Il quadro complessivo, però, resta saldamente nelle mani di TSMC. Il gruppo taiwanese continua a dominare il mercato delle fonderie con una quota del 72,5%, un numero che da solo spiega quanto sia sbilanciato questo settore. Nel trimestre la crescita sequenziale è stata del 12,1%, spinta dalle tecnologie di processo più avanzate, dalla costruzione dei data center e dal lancio dei nuovi iPhone. Nulla di sorprendente, considerando che parliamo del produttore di chip su commessa più grande e più capitalizzato al mondo.
Il traino dell’elettronica di consumo e la corsa della memoria
Per capire cosa stia succedendo conviene allargare lo sguardo alla memoria, perché lì è iniziato tutto. La domanda esplosiva di chip per l’intelligenza artificiale ha ridisegnato gli equilibri: SK hynix, Samsung e Micron hanno dirottato buona parte delle loro risorse produttive verso le memorie HBM, quelle a banda larghissima usate negli acceleratori, sacrificando le DRAM tradizionali destinate all’elettronica di consumo. Il risultato è stato un vuoto, e in quel vuoto si è infilata la cinese CXMT, che ha iniziato a servire una parte di quella domanda rimasta scoperta, soprattutto sul mercato interno.
Ora i dati suggeriscono che un meccanismo simile stia prendendo forma anche nel comparto delle fonderie logiche. Non si tratta di un travaso identico, ma la dinamica è riconoscibile: quando i grandi si concentrano sui nodi di punta e sui prodotti a più alto margine, qualcuno più in basso nella filiera raccoglie il resto. E cresce.
Samsung rallenta, SMIC accorcia le distanze
Il secondo posto resta di Samsung Foundry, ma con un ritmo decisamente più lento rispetto sia a TSMC sia a SMIC. La società coreana ha registrato una crescita sequenziale dell’1,8% nel trimestre, mentre la quota di mercato è scesa al 5,9% dal 6,5% precedente. Un arretramento contenuto ma indicativo, che si intreccia con i prezzi più alti dei nodi a 5 e 4 nanometri e con la dipendenza delle linee logiche dalla produzione dei die di base per le memorie HBM. Samsung ha confermato ufficialmente che per quei die di base userà il nodo a 4 nanometri, e circolano indicazioni secondo cui potrebbe spingersi fino alla tecnologia a 2 nanometri per alcuni prodotti.
SMIC, dal suo lato, ha fatto meglio di chiunque altro tra le prime dieci fonderie per ricavi. Quel +20% arriva dagli acquisti nelle catene di fornitura dell’elettronica di consumo e dall’aumento della domanda di prodotti di networking impiegati nei data center. La quota di mercato dell’azienda cinese è salita al 5,4%, il che significa che il divario con Samsung Foundry si è ridotto a poco più di mezzo punto percentuale. Numeri piccoli in valore assoluto, ma in un mercato dove TSMC assorbe quasi tre quarti del totale, la battaglia vera si gioca proprio su quei decimali.
Il sorpasso su GlobalFoundries completa il quadro. La classifica delle fonderie mondiali, tradizionalmente piuttosto statica nelle posizioni di rincalzo, si è mossa: e si è mossa nella direzione di un produttore cinese che sta trovando nel mercato domestico e nella domanda di componenti meno esotici una leva di crescita tutt’altro che marginale.








