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Un ritardo di oltre due mesi nell’attivazione della linea voce di PosteMobile Casa è costato a PostePay un indennizzo da 426 euro, stabilito da AGCOM al termine di una controversia che ha visto coinvolti anche TIM e un utente rimasto senza telefono fisso per buona parte dell’estate del 2024. La decisione arriva con la Determina direttoriale 35/26/DTC/CW, relativa al fascicolo GU14/713326/2024, firmata il 7 giugno 2026 e pubblicata il 22 settembre 2026. La vicenda parte da una migrazione come tante. Il 13 giugno 2024 l’utente, all’epoca cliente TIM, sottoscrive in ufficio postale un servizio in fibra con richiesta di portabilità della propria utenza. Una settimana dopo, il 20 giugno, riceve il modem insieme alla comunicazione dell’appuntamento con il tecnico per installazione e configurazione. Il 26 giugno il tecnico si presenta, sostituisce il modem ritirando quello TIM e assicura che tutto sarà operativo entro 24 ore.
Dati attivi, voce assente per mesi
Le cose sono andate diversamente. Secondo la ricostruzione del consumatore, il servizio telefonico è rimasto muto fino al 17 ottobre 2024, quando è stato finalmente ripristinato dopo la presentazione di un’istanza d’urgenza tramite la procedura ConciliaWeb. Nell’istanza l’utente aveva chiesto indennizzi per l’interruzione dei servizi, per il ritardo nella migrazione e anche il rimborso delle fatture pagate nel frattempo al vecchio operatore. TIM, dal canto suo, ha spiegato che dalle verifiche sui propri sistemi wholesale la numerazione risultava migrata verso un altro gestore il 17 ottobre 2024, sulla base di un ordinativo emesso tre giorni prima. Dal 20 giugno 2024 in poi, ha aggiunto l’operatore, non erano arrivate segnalazioni di disservizio sulla linea, mentre il 26 giugno era stata attivata una nuova linea NGA EasyIP per conto di un altro gestore. Nessun reclamo registrato nei sistemi commerciali. TIM ha inoltre sottolineato che, già nella precedente procedura d’urgenza, il problema riguardava solo la componente voce, visto che il servizio dati con PostePay risultava attivo e in uso.
Anche PostePay ha messo nero su bianco la propria versione: telefono attivato il 14 ottobre 2024, portabilità completata il 16 ottobre. Sul fronte internet, la società ha sostenuto che il collegamento aveva sviluppato traffico regolarmente fin dall’attivazione. Un dettaglio tecnico spiega molto della vicenda, ovvero il fatto che la parte dati e quella telefonica viaggiano su binari separati. Internet sfrutta la linea cablata, la voce si appoggia invece a una SIM inserita nel telefono di casa, esattamente la modalità con cui funziona PosteMobile Casa. Nel documento, va detto, il nome commerciale dell’offerta voce sottoscritta non compare in modo esplicito.
Il conteggio dei 68 giorni e l’importo finale
PostePay ha ricordato che la linea internet era stata installata il 26 giugno 2024, tredici giorni dopo la sottoscrizione, quindi dentro i tempi contrattuali previsti per il servizio principale. Sul servizio voce opzionale, invece, il ritardo è stato ammesso, tanto che il 31 ottobre 2024 la società aveva già riconosciuto al cliente un indennizzo di 84 euro calcolato secondo la Carta dei Servizi PosteMobile. AGCOM ha accolto solo in parte le richieste. L’Autorità ha considerato l’interruzione del servizio voce e il ritardo nella migrazione come due facce dello stesso problema, evitando così una duplicazione degli indennizzi, e ha ricondotto tutto a un’unica fattispecie. Nel contratto la data orientativa di attivazione era il 7 agosto 2024, a cui vanno sommati tre giorni per la portabilità del numero secondo la Delibera 35/10/CIR. Il periodo indennizzabile parte quindi dal 10 agosto e arriva al 17 ottobre 2024, per un totale di 68 giorni. Con un parametro di 7,50 euro al giorno previsto dal Regolamento sugli indennizzi, il conto teorico sale a 510 euro, dai quali sono stati sottratti gli 84 euro già versati.
Bocciate le altre domande. Niente risarcimento aggiuntivo per i disagi, perché le richieste per maggiori danni non rientrano nelle competenze dell’Autorità in questa sede. Respinto anche il rimborso delle fatture TIM, dato che nel periodo contestato la linea risultava ancora attiva con l’operatore e senza segnalazioni di guasto, almeno fino all’istanza d’urgenza del 28 settembre 2024. Resta salva per le parti la possibilità di rivolgersi all’autorità giudiziaria per il riconoscimento di un danno maggiore.
Fonte: TecnoAndroid








