In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Se l’eredità di PS3 coincide con la perfezione della campagna narrativa compatta da una decina di ore, allora Uncharted 2: Among Thieves può legittimamente candidarsi a gioco simbolo di quella generazione. Non per forza il migliore, ma quello che rappresenta meglio le avventure costruite sull’emozione di mondi vasti e sequenze spettacolari. Il ritorno al cinema d’avventura d’altri tempi firmato Naughty Dog regala momenti d’azione tecnicamente sbalorditivi e un protagonista capace di passare dalla tensione alla comicità fino alla tragedia, dove altri blockbuster conoscono soltanto la rabbia sparata come un’unica lunga raffica. E soprattutto riesce a far affezionare davvero ai suoi personaggi. È un gioco bellissimo che sa raccontare le persone.
L’apertura mostra una sicurezza disinvolta e una gran voglia di sperimentare. La storia parte a metà strada e ripresenta Nathan Drake con poche pennellate: malconcio (“Questo è il mio sangue”), spensierato (“È parecchio del mio sangue”) e all’improvviso a testa in giù, con un vagone fermo sul fianco di una montagna che si trasforma in un pozzo vertiginoso. C’è qualcosa di dichiaratamente cinematografico in quel taglio, preso di peso dal montaggio dei film, e in quel treno in bilico che è letteralmente un cliffhanger. Il gioco attinge all’immaginario dell’avventura romantica da grande schermo, da Indiana Jones fino ai tempi di Gunga Din. Lo studio ha adottato le tecniche narrative dell’industria cinematografica e ha dedicato tempo e risorse notevoli alla performance capture, con prove e laboratori insieme agli attori su un set digitale.
Uncharted 2: un viaggio sui binari che non lascia scampo
Non si tratta però di una rivoluzione. Uncharted 2 non risolve la goffaggine delle scene d’intermezzo e deve ancora interrompersi per raccontare la sua storia. Resta inoltre implacabilmente lineare, una gabbia dorata fatta di muri invisibili e confini dalle texture splendide. Proprio qui l’anima cinematografica del titolo passa da semplice osservazione a critica, al punto da far dubitare che sia davvero un gioco.
Walter Murch, montatore di Apocalypse Now, aveva tracciato un legame tra la ferrovia e il cinema, due tecnologie che scorrono su binari e condividono un certo modo di vedere il mondo. “Ogni viaggio è una storia”, diceva. Questa idea attraversa tutta l’avventura. Il treno distrutto dell’apertura torna in vita nel secondo atto come momento d’azione principale e accompagna Drake fino a riagganciarsi alla propria vicenda. Il gioco ha fatto suo uno dei grandi simboli del cinema, tra i primi oggetti mai filmati con L’arrivée d’un train en gare de La Ciotat dei Lumière e cavallo di ferro al centro del western. Quei binari lasciano poco spazio alle deviazioni ma offrono una corsa formidabile. È sempre gioco, solo una forma diversa e più vicina alla sala, fondata sullo sguardo e sull’immedesimazione.
Il cuore dell’esperienza resta il combattimento, che è anche la parte con più possibilità di scelta. La mira rinuncia alla precisione chirurgica e il reticolo oscilla libero sopra la spalla di Drake, dando vita a sparatorie frenetiche tra coperture, colpi sparsi, esplosioni devastanti e pugni memorabili. Imprecisa ma affascinante, questa impostazione calza a pennello con un eroe così istintivo. La corsa sul treno nella giungla rappresenta i minuti più sorprendenti mai giocati su PS3, e lo è stata di nuovo con Uncharted: The Nathan Drake Collection su PS4. Lo stesso stupore torna con l’elicottero che bracca Drake sui tetti roventi di Kathmandu e con il carro armato che sfonda le case di pietra di un villaggio d’alta quota.
La vera forza sono i personaggi
A rendere speciale Uncharted 2 sono però le persone. Come Tenzin, lo sherpa tibetano che trova Drake nella neve dopo il deragliamento e lo porta al suo villaggio sull’Himalaya. La loro amicizia senza parole nasce in un solo livello tra caverne di ghiaccio e yeti, costruita sulla cooperazione. Ispirata a Ico, ha poi influenzato The Last of Us. Quando il carro armato minaccia la figlia di Tenzin, distruggerlo diventa un atto di lealtà e non furia cieca.
Anche le donne della storia hanno un peso raro. Chloe, interpretata da Claudia Black, non è definita dai sentimenti per Drake ma attratta in modo ambiguo da lui, da un altro uomo e dai propri interessi. Elena, con il volto di Emily Rose, è scettica e forte, così la storia d’amore con Drake nel finale appare meritata e toccante, più di qualunque scontro con un boss. Al centro di tutto c’è Drake stesso, ricco di personalità grazie a una scrittura brillante e al lavoro di Nolan North. Dopo la convalescenza nel villaggio di Tenzin, il protagonista passeggia tra le case circondate dalle montagne e il tasto dell’attacco corpo a corpo diventa quello per stringere mani, salutare o giocare a pallone con i bambini.
Fonte: TecnoAndroid








