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Plesiosauro: primo vomito fossile svela abitudini costiere

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Il vomito fossile di plesiosauro non era mai stato documentato prima e adesso che salta fuori racconta qualcosa di inatteso sulle abitudini di questi rettili marini: si avvicinavano alla costa per rigettare i resti dei molluschi di cui si nutrivano. Una scoperta che sembra quasi un dettaglio di colore, e invece apre una finestra su comportamenti che dai soli scheletri non si sarebbero mai potuti ricostruire.

Si parla di uno di quei reperti che in paleontologia vengono chiamati fossili di traccia, cioè non resti del corpo dell’animale ma segni della sua attività. Impronte, escrementi, nidi, tane. E, appunto, rigurgiti. Roba poco appariscente, spesso ignorata nei cassetti dei musei, che però ha il pregio di fotografare un gesto preciso in un momento preciso. Uno scheletro dice com’era fatto un animale, una traccia dice cosa stava facendo.

Perché un rigurgito vale quanto uno scheletro

Il punto è tutto qui. I plesiosauri sono tra i rettili marini più riconoscibili dell’immaginario collettivo, con quel collo lungo, il corpo tozzo e le quattro pinne a forma di remo che li facevano muovere nell’acqua come se stessero volando. Li abbiamo studiati per quasi due secoli, ne conosciamo l’anatomia in modo discreto, sappiamo che popolavano i mari quando i dinosauri dominavano la terraferma. Quello che sfugge, quasi sempre, è il comportamento. Come cacciavano davvero, dove si spostavano, cosa facevano dopo aver mangiato.

Un accumulo di resti di molluschi espulso e poi fossilizzato è una risposta parziale ma concreta a quelle domande. Racconta la dieta senza doverla dedurre dalla forma dei denti, e soprattutto racconta un luogo: se il materiale si è depositato in un ambiente costiero, significa che l’animale era lì, in acque basse, non al largo. Un’informazione che nessun osso, da solo, avrebbe potuto fornire.

Gusci, conchiglie e un problema di digestione

Mangiare organismi con il guscio comporta un fastidio pratico non da poco. La parte nutriente è poca, quella indigeribile è tanta e dura. Molti predatori marini, ancora oggi, risolvono espellendo dalla bocca ciò che non riescono a smaltire, esattamente come fanno gli uccelli con le borre. Che i rettili marini del passato adottassero una strategia simile era un’ipotesi plausibile, ma senza prove dirette restava tale.

Il fatto che questo tipo di reperto venga associato ai plesiosauri per la prima volta dice anche un’altra cosa, meno spettacolare ma altrettanto rilevante: quanto sia difficile che un materiale del genere arrivi fino a noi. Un rigurgito è per definizione qualcosa di sparso, leggero, destinato a essere disperso dalle correnti o divorato da qualcun altro nel giro di poche ore. Perché si conservi servono condizioni sedimentarie fortunate, una copertura rapida, un ambiente che protegga l’accumulo invece di smontarlo.

Il risultato è un’immagine insolita di questi animali. Non solo predatori che pattugliano il mare aperto, ma creature che frequentavano anche le zone di transizione tra acqua profonda e riva, con abitudini più articolate di quanto le ricostruzioni classiche lascino intendere. I fossili di traccia hanno spesso questo effetto, ridimensionano le certezze costruite sugli scheletri e restituiscono animali vivi, con routine quotidiane e piccoli gesti ripetuti.

Per i plesiosauri, uno di quei gesti era risalire verso la costa e liberarsi dei gusci.

Fonte: TecnoAndroid

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