Quando si parla della transizione al digitale di Sony, il coro di voci nel mondo videoludico non accenna a placarsi. L’annuncio con cui PlayStation ha lasciato intendere un progressivo addio ai giochi su disco continua a scaldare gli animi, e l’ultimo intervento arriva da un ex sviluppatore di Valve che, va detto, non ha scelto toni morbidi. Anzi, la sua analisi punta il dito in una direzione tutt’altro che scontata.
Il ragionamento è semplice e, allo stesso tempo, spiazzante. La responsabilità di questo cambiamento, secondo lui, non andrebbe cercata nelle scelte aziendali di Sony ma direttamente nei comportamenti di chi gioca. Sono stati proprio i giocatori, sostiene, a spingere l’intero settore verso questo scenario, preferendo negli anni la comodità del download immediato al vecchio rito dell’acquisto fisico. Una posizione forte, che ribalta il modo in cui di solito viene raccontata questa vicenda.
Perché la colpa ricadrebbe sui giocatori
Il punto sollevato dall’ex sviluppatore di Valve tocca un nervo scoperto. Per anni le abitudini d’acquisto si sono spostate sempre più verso i negozi online, con una fetta crescente di utenti che ha smesso di frequentare gli scaffali dei negozi tradizionali. In questo senso il passaggio al digitale non sarebbe una imposizione calata dall’alto ma la naturale conseguenza di ciò che il pubblico ha chiesto, magari senza rendersene conto del tutto.
C’è qualcosa di provocatorio in questa lettura, ed è probabilmente il motivo per cui ha fatto tanto rumore. Additare la community significa spostare l’attenzione dalle strategie commerciali di Sony alle scelte quotidiane di milioni di persone. Il messaggio, spogliato dei giri di parole, è che il mercato si adatta alla domanda, e se la domanda va verso il digitale, il fisico prima o poi finisce ai margini. Resta il fatto che l’accusa non è passata inosservata. Toni così diretti, per giunta rivolti a chi il videogioco lo compra e lo vive ogni giorno, difficilmente restano senza reazioni. Il dibattito attorno all’addio ai giochi su disco, del resto, tocca temi delicati come la conservazione dei titoli, la possibilità di rivendere le proprie copie e il senso stesso di possedere davvero ciò che si acquista.
Quel che è certo è che la posizione di PlayStation continua a dividere. Da una parte chi vede nel digitale un percorso ormai segnato, comodo e senza ritorno. Dall’altra chi rimpiange la solidità di un disco tra le mani, con tutto quello che comporta in termini di libertà e di controllo sulla propria collezione. In mezzo, adesso, anche la voce di questo ex Valve che ha deciso di ribaltare la prospettiva, mettendo i giocatori davanti alle proprie responsabilità.


