Il Pianeta Nove continua a dividere gli astronomi, perché dopo anni di indizi e calcoli che sembravano confermare la presenza di un gigante nascosto ai confini del Sistema Solare, una nuova scoperta rimette tutto in discussione. La domanda è semplice, anche se la risposta non lo è affatto: c’è davvero un corpo massiccio in agguato là fuori, oppure si tratta di un’illusione costruita su osservazioni incomplete?
L’idea di un pianeta sconosciuto non è nuova. Risale a quasi un secolo fa, prima ancora che Plutone venisse scoperto negli anni Trenta. All’epoca lo chiamavano “Pianeta X” e serviva a spiegare una stranezza nell’orbita di Urano, che non seguiva la traiettoria prevista dalle leggi della fisica. Si pensava che la gravità di un corpo celeste ignoto, forse diverse volte più grande della Terra, stesse disturbando il moto del settimo pianeta. Poi, negli anni Novanta, un ricalcolo più preciso della massa di Nettuno fece tornare i conti. Caso chiuso, almeno per un po’.
Il ritorno di un’ipotesi affascinante
Nel 2016 due astronomi del Caltech, Konstantin Batygin e Mike Brown, hanno rilanciato tutto. Questa volta l’attenzione si è spostata sulla Fascia di Kuiper, quella regione enorme oltre Nettuno fatta di pianeti nani, asteroidi e ghiaccio, Plutone compreso. I due avevano notato qualcosa di curioso: sei oggetti condividevano orbite molto ellittiche e stranamente raggruppate nella stessa zona di cielo, inclinate fuori dal piano tipico del Sistema Solare. La probabilità che fosse un caso? Circa lo 0,007%, vale a dire 1 possibilità su 15.000.
Da qui è nato il nome Pianeta Nove. Secondo i calcoli avrebbe una massa sei volte quella terrestre e impiegherebbe circa 7.400 anni per girare attorno al Sole. In uno studio del 2024 Batygin e Brown hanno analizzato 17 oggetti transnettuniani con una caratteristica insolita: il loro punto più vicino al Sole arriva quasi all’orbita di Giove. Traiettorie che, in teoria, dovrebbero portare all’espulsione dal Sistema Solare, eppure restano lì. Per i ricercatori qualcosa li ha catturati e reindirizzati verso l’interno, e le simulazioni senza il pianeta non riuscivano a spiegarlo. Batygin ha parlato della «prova statistica più solida finora». Nel 2025 si è aggiunto un nuovo candidato, l’oggetto 2017 OF201, con un diametro stimato intorno ai 700 chilometri.
La doccia fredda e l’attesa per Vera Rubin
Poi è arrivato il colpo di scena. L’astronoma Samantha Lawler, dell’Università di Regina, sostiene che quel raggruppamento orbitale potrebbe essere solo il frutto di osservazioni parziali, e che con i dati attuali non serve scomodare un nuovo pianeta. A rincarare la dose c’è la scoperta di un oggetto classificato come “sednoide”, 2023 KQ14, individuato dal telescopio Subaru alle Hawaii. Come ha spiegato Ian Whittaker, docente alla Nottingham Trent University, la sua orbita stabile mal si concilia con un pianeta massiccio nei paraggi. Se il Pianeta Nove ne influenzasse il movimento, dovrebbe trovarsi a oltre 500 unità astronomiche. È il quarto sednoide scoperto, e anche gli altri tre mostrano orbite stabili, spingendo sempre più lontano l’eventuale posizione del pianeta ipotetico.
La risposta definitiva potrebbe però arrivare presto, e qui entra in gioco l’Osservatorio Vera Rubin in Cile. Il 23 giugno 2025 ha rilasciato le sue prime immagini: nella sola prima notte ha individuato 2.104 corpi minori mai catalogati, tra cui nove oggetti transnettuniani. E quello era solo l’inizio. Secondo Batygin, questo telescopio di nuova generazione potrebbe trovare direttamente il Pianeta Nove, oppure verificare l’ipotesi mettendo alla prova tutti i pattern osservati finora con un rilevamento indipendente. Scott Sheppard, della Carnegie Science, stima tra il 70 e l’80% le probabilità che l’osservatorio riesca a individuarlo.
Le sonde, intanto, non possono dare una mano in tempi ragionevoli. Basandosi sulla velocità di New Horizons della NASA, servirebbero oltre 118 anni perché un veicolo senza equipaggio raggiunga una distanza utile a osservare direttamente un oggetto tanto remoto.