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C’è un grammo di polvere spaziale che sta facendo discutere mezzo mondo scientifico, e il motivo è tutt’altro che banale. Dentro quel campione prelevato dall’asteroide Bennu sono stati individuati ribosio e glucosio, due zuccheri che rappresentano letteralmente i mattoni della vita. La domanda che gira attorno a questa scoperta è tanto semplice quanto vertiginosa: e se i componenti chimici necessari a costruire la vita fossero arrivati dallo spazio?
A firmare il ritrovamento è Yoshihiro Furukawa, ricercatore dell’Università di Tohoku, che ha analizzato materiale mai passato attraverso un’atmosfera. Questo dettaglio conta parecchio, perché significa che quegli zuccheri non possono essere frutto di contaminazione terrestre. Erano lì, intatti, dentro polvere che ha viaggiato per il sistema solare senza mai toccare il nostro pianeta prima del recupero.
Il viaggio del campione dalla sonda OSIRIS-REx
La storia di come questo materiale sia finito nei laboratori terrestri merita qualche parola. Il campione arriva dalla missione OSIRIS-REx della NASA, la sonda che ha raccolto la polvere direttamente dalla superficie di Bennu nell’ottobre del 2020. Da lì è iniziato il lungo ritorno verso casa, culminato il 24 settembre 2023 con la consegna sulla Terra. Un momento storico, se si pensa che si è trattato del primo caso in assoluto di un campione asteroidale raccolto e riportato indietro da una missione statunitense.
Ma la parte davvero interessante riguarda quello che c’era già dentro quel materiale prima ancora di trovare gli zuccheri. Nello stesso campione erano stati rilevati fosfato e tutte le basi azotate, ovvero gli altri elementi fondamentali per costruire una molecola come l’RNA. Aggiungendo adesso ribosio e glucosio all’elenco, l’inventario chimico necessario a mettere insieme l’RNA risulta completo. E non nel presente, ma già nel sistema solare primordiale, quando la Terra era ben lontana dall’ospitare qualsiasi forma di vita.
Il quadro che emerge è affascinante proprio perché mette insieme i pezzi giusti. Non un singolo componente isolato, ma un set completo di ingredienti trovati tutti nello stesso posto, in un frammento di roccia spaziale vecchio di miliardi di anni. Il fatto che questi elementi siano presenti su un asteroide come Bennu apre a un’ipotesi che la scienza accarezza da tempo: i corpi celesti che nell’antichità bombardavano la Terra potrebbero aver portato con sé proprio i materiali di partenza da cui la vita ha poi tratto origine.
Trovare gli zuccheri completa un discorso iniziato con i ritrovamenti precedenti. Il ribosio, in particolare, è lo zucchero che fa da spina dorsale alla molecola di RNA, mentre il glucosio è una fonte di energia universale per i sistemi biologici che conosciamo. Averli individuati insieme al resto degli elementi in un unico campione asteroidale rende il tutto molto più solido dal punto di vista scientifico, perché non si tratta più di frammenti sparsi ma di un insieme coerente.
La polvere di Bennu continua così a raccontare qualcosa di enorme partendo da appena un grammo di materiale. Un grammo che ha attraversato lo spazio senza mai sfiorare la nostra atmosfera fino al momento della consegna, e che oggi porta con sé indizi concreti su come i componenti chimici della vita possano essersi formati ben oltre i confini del nostro pianeta.









