Farsi il solletico da soli è praticamente impossibile, e la cosa ha del paradossale: basta che ci provi un’altra persona perché un bambino scoppi a ridere all’istante. Eppure, se proviamo a replicare lo stesso gesto sulle nostre mani o sui piedi, niente. Nessuna risata, nessun brivido, nessuna reazione. La spiegazione, a quanto pare, non sta nella pelle né nei nervi delle zone più sensibili, ma in qualcosa che accade molto più in alto, dentro la nostra testa.
Il punto è che il cervello riesce a distinguere in modo netto le sensazioni che produciamo noi stessi da quelle che invece arrivano dall’esterno. E questa capacità, per quanto utilissima nella vita di tutti i giorni, ci rovina letteralmente il divertimento quando si parla di solletico.
Come il cervello anticipa le nostre mosse
Quando muoviamo una mano per toccarci, il cervelletto entra in azione prima ancora che le dita raggiungano la pelle. Questa struttura, posizionata nella parte posteriore e bassa del cranio, ha tra i suoi compiti quello di prevedere le conseguenze dei nostri movimenti. In pratica sa già cosa stiamo per fare, e prepara il resto del sistema nervoso a riceverne il risultato.
Il risultato di questa anticipazione è una specie di filtro. La sensazione che dovrebbe scatenare il solletico viene attenuata, smorzata, ridotta al minimo. È come se il cervello dicesse a se stesso: “Tranquillo, lo stiamo facendo noi, non c’è nulla di cui preoccuparsi”. E così la reazione che ci farebbe ridere o sussultare semplicemente non parte.
Questo meccanismo non riguarda soltanto il solletico, va detto. Lo stesso principio aiuta a spiegare perché non ci spaventiamo dei nostri stessi gesti e perché riusciamo a tenere sotto controllo i movimenti del corpo senza esserne continuamente sorpresi. Il solletico, però, è uno degli esempi più curiosi e immediati di come funziona questo sistema di previsione.
Perché serve l’imprevisto per farci ridere
La chiave di tutto, quindi, è la sorpresa. Perché il solletico funzioni davvero c’è bisogno che il tocco arrivi da fuori, in un momento e in un modo che non possiamo prevedere. È proprio l’imprevedibilità a tradire il filtro del cervelletto, che non riesce ad anticipare un gesto fatto da qualcun altro. Ecco perché, quando è un’altra persona a farci il solletico, la sensazione esplode in tutta la sua intensità. Il sistema nervoso non ha avuto il tempo di prepararsi, non sapeva da dove sarebbe arrivato il contatto, e così la reazione diventa incontrollabile. La risata scatta quasi automatica, senza che riusciamo a frenarla.
È un dettaglio che racconta bene quanto sia raffinato il modo in cui percepiamo il mondo. Il nostro corpo non si limita a registrare ciò che succede sulla pelle: lo confronta in continuazione con le previsioni costruite dal cervello, e reagisce in base alla differenza tra ciò che si aspetta e ciò che effettivamente accade. Il solletico, in fondo, è una piccola dimostrazione di questo gioco continuo tra previsione e realtà. Quando le due cose coincidono, perché siamo noi a muoverci, non succede granché. Quando invece c’è uno scarto, perché qualcuno ci coglie di sorpresa, ecco che la sensazione diventa irresistibile e ci strappa una risata che non possiamo controllare.