Vai al contenuto
Offerte

God of War, la voce di Kratos accusa Hollywood sugli adattamenti

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Le parole di Christopher Judge sul modo in cui Hollywood tratta gli adattamenti dei videogiochi hanno il tono di chi ha aspettato anni prima di dirlo ad alta voce. L’attore che presta voce e movenze a Kratos in God of War ha messo il dito su una questione che tanti appassionati si portano dietro da tempo: quando una serie televisiva nasce da un videogioco di successo, la prima cosa che sembra accadere è che nessuno tra le persone che quel videogioco lo hanno costruito venga chiamato a lavorarci. Un paradosso che Judge ha raccontato durante un panel al Fan Expo, senza troppi giri di parole.

Il ragionamento è lineare e per questo colpisce. Esiste una proprietà intellettuale che ha già dimostrato di funzionare, con un pubblico affezionato, dei numeri di vendita solidi e un immaginario riconoscibile. Poi arriva la produzione televisiva e reimposta tutto da zero, scegliendo altri interpreti e altri sceneggiatori. Judge la sintetizza così: il problema con tutti gli adattamenti dei videogiochi è che si parte da un prodotto preesistente e vincente, e la prima mossa consiste nel non assumere nessuno che vi sia stato coinvolto.

Il caso The Last of Us e il confronto con il cast originale

L’esempio che l’attore tira in ballo è quello di The Last of Us, la serie che ha portato Joel ed Ellie in televisione con Pedro Pascal nei panni del protagonista. Judge tiene a chiarire che Pascal gli è piaciuto, nessuna polemica personale, ma la domanda resta sospesa: era davvero migliore del cast del gioco? A supporto della sua perplessità racconta di aver assistito a una lettura scenica realizzata dagli interpreti originali, definendola qualcosa di incredibile.

Il punto diventa ancora più concreto quando si pensa alle scelte di regia adottate in televisione. Diversi episodi ricostruiscono sequenze del videogioco praticamente inquadratura per inquadratura, e allora la scelta di sostituire chi quelle scene le aveva già interpretate appare ancora meno comprensibile. Judge lo dice apertamente: non capisce perché non si prenda semplicemente quel cast, quegli sceneggiatori, soprattutto quando il risultato finale è una riproduzione fedele di ciò che esisteva già. Troy Baker, tanto per fare un nome, avrebbe avuto tutte le carte in regola.

La serie God of War di Amazon e i venti anni di lavoro ignorati

Il discorso si fa personale quando l’attore passa alla serie God of War in lavorazione per Amazon. Nel progetto compare Alastair Duncan nel ruolo di Mimir, quindi un ponte con il materiale originale esiste, ma tra gli sceneggiatori non c’è nessuno di coloro che hanno costruito quel mondo. E qui Judge alza il tono: quando la serie è stata approvata e annunciata, ricorda, non è stato assunto nessuno degli autori dei giochi. La sua reazione è stata immediata, quel genere di domanda che non cerca davvero una risposta diplomatica: cosa stanno pensando?

Secondo l’attore si tratta di persone immerse in quell’universo narrativo da vent’anni, con risultati commerciali che parlano da soli. Difficile immaginare che qualcuno arrivi da fuori e possa conoscerlo meglio. La frase con cui chiude il suo intervento è la più netta di tutte: non si può spiegare a quegli sceneggiatori come si raccontano le storie.

Il video del panel è finito su Reddit, dove le reazioni sono andate quasi tutte nella stessa direzione. Il commento più apprezzato dagli utenti recita, in sostanza, che finalmente qualcuno lo ha detto. Un consenso che racconta quanto il tema fosse già nell’aria tra i giocatori, in attesa che a portarlo fuori fosse una voce riconoscibile del settore. E la voce di Kratos, da questo punto di vista, difficilmente passa inosservata.

Il momento storico, del resto, è quello che è: The Last of Us, The Witcher, Resident Evil, l’elenco delle trasposizioni cresce di anno in anno e i videogiochi sono diventati una miniera per il cinema e la televisione. Proprio per questo la critica mossa da Christopher Judge pesa più di una lamentela isolata, perché tocca un metodo di lavoro che si sta consolidando mentre il fenomeno degli adattamenti videoludici vive la sua fase più prolifica.

Condividi:
122 Condivisioni