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Station wagon in crisi: solo 4 marchi le vendono in Nord America

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Le station wagon stanno scivolando via dai listini quasi in silenzio, senza clamore, e i numeri del 2026 lo confermano senza troppi giri di parole. Il fascino che avevano una ventina di anni fa si è consumato lentamente, eroso dai SUV, che in fondo offrono una carrozzeria concettualmente simile ma con un assetto più alto e una percezione di robustezza che ha fatto breccia. La svolta è iniziata nei primi anni Duemila, quando i SUV hanno cominciato a conquistare l’Europa, che era e resta il territorio storico delle wagon. Oggi il quadro è piuttosto chiaro, e non particolarmente incoraggiante.

Un segmento ridotto a pochi mercati

Negli Stati Uniti le station wagon non hanno mai sfondato davvero, ma il boom dei SUV ha finito il lavoro. Subaru, marchio che per anni ha fatto di questa carrozzeria una bandiera, ha smesso di proporle per volumi diventati troppo bassi. Ad agosto 2026 restano soltanto quattro costruttori con una wagon nei listini del mercato nordamericano: Volvo, Mercedes, Audi e BMW. Con una precisazione doverosa, perché Audi RS6 e BMW M5 sono più esercizi di nicchia per appassionati che familiari pensate per portare i bambini a scuola. Nessun marchio americano, giapponese o coreano importa o produce station wagon per il Nord America.

Perdere il secondo mercato automobilistico del pianeta non aiuta certo a immaginare un futuro luminoso. E la fotografia dell’America Latina somiglia parecchio. Fiat Weekend e Volkswagen Parati, un tempo presenze di massa nelle strade brasiliane e argentine, appartengono ormai all’archivio, mentre i consumatori continuano a orientarsi su SUV piccoli e compatti, più facili da vendere e da posizionare come prodotti aspirazionali.

L’Europa tiene, ma perde terreno

Poi c’è il Vecchio Continente, ancora il cuore del segmento grazie agli automobilisti del Nord Europa, alla Germania e all’Italia, dove la wagon ha sempre avuto un pubblico fedele. Il problema è la direzione della curva, perché la popolarità è calata drasticamente e il calo non accenna a fermarsi. Nei primi sei mesi di quest’anno, secondo i dati di Dataforce, nell’Unione Europea, nel Regno Unito, nell’area EFTA e in alcuni Paesi dei Balcani sono state immatricolate 459.400 station wagon. Un volume in flessione del 14% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Tradotto in quota di mercato, si parla del 5,9% nel primo semestre del 2026, con una perdita di 1,3 punti percentuali rispetto al primo semestre del 2025. Non è un crollo verticale, è un logoramento costante, del tipo che a lungo andare svuota i listini. Al momento in Europa si contano circa 35 modelli diversi di wagon disponibili, un’offerta ancora ampia sulla carta ma sempre più sbilanciata verso versioni derivate dalle berline, spesso proposte come alternativa razionale a fianco della variante rialzata dello stesso modello.

La Cina come possibile ultima carta

Mentre il resto del pianeta sembra aver archiviato la pratica, la Cina si muove nella direzione opposta, almeno guardando ai nuovi modelli presentati. Il monitoraggio delle novità mondiali degli ultimi tre anni racconta di nove nuove station wagon di serie arrivate proprio dai costruttori cinesi. Un dato che sorprende, considerando quanto il mercato interno cinese sia stato storicamente affezionato a berline e SUV.

È troppo presto per capire se quei modelli troveranno un pubblico solido, ma il segnale c’è: alcuni dei principali costruttori cinesi stanno guardando con attenzione a questo tipo di carrozzeria e potrebbero contribuire a rilanciarla anche fuori dai confini nazionali. Se Europa, America Latina e area Asia Pacifico seguiranno la stessa strada è la domanda che tiene aperto il discorso, perché finora l’onda è andata nella direzione contraria. L’analisi arriva da Felipe Munoz, analista dell’industria dell’auto e content creator di Car Industry Analysis sui social media.

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