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Capire quanto vivono i funghi è una di quelle domande che sembrano semplici e invece si complicano al primo tentativo di risposta. Alcuni esemplari possono avere migliaia di anni, eppure stabilire l’età di questi organismi resta un’impresa sorprendentemente ostica. Il motivo di fondo è tanto banale quanto spiazzante: non si può datare un fungo finché non si riesce a capire dove finisce un individuo e dove ne comincia un altro. E su questo punto, i funghi non collaborano affatto.
Funghi problema di riconoscere un individuo
Con un albero la faccenda è intuitiva. Un tronco, una chioma, una cosa sola. Con un animale idem. Con un fungo, invece, l’idea stessa di individuo si sfalda tra le mani. Quello che spunta dal terreno, il corpo fruttifero che tutti chiamano fungo, è soltanto la parte visibile di una struttura molto più estesa che vive nascosta. Due cappelli distanti fra loro possono appartenere allo stesso organismo, oppure a due organismi diversi, e a occhio nudo la differenza non si coglie.
Ecco perché questi vengono descritti come forme di vita “invisibili”. Non perché siano impossibili da vedere, ma perché la loro identità reale sfugge allo sguardo. Prima di poter dire quanti anni ha un esemplare, serve delimitarlo, capire quanto si estende, verificare se quel groviglio sotterraneo è uno solo o tanti. Un lavoro tutt’altro che immediato, che richiede analisi mirate e parecchia pazienza. E finché quel confine non è tracciato, ogni stima sull’età rimane appesa a un’ipotesi.
Millenni sotto i piedi
Il punto interessante è che, quando ci si riesce, i risultati sanno essere clamorosi. Alcuni funghi possono infatti raggiungere età nell’ordine delle migliaia di anni, cifre che spostano completamente la percezione comune di questi organismi. L’immagine mentale del fungo che spunta dopo la pioggia e marcisce nel giro di pochi giorni racconta solo una frazione minuscola della storia. Quella parte visibile è effimera, sì, ma può essere l’espressione momentanea di qualcosa che era già lì secoli o millenni prima.
La longevità dei funghi non si misura quindi sul corpo fruttifero, che nasce e muore in fretta, bensì sull’organismo complessivo che lo genera. È una distinzione che cambia tutto. Chi passeggia in un bosco e nota qualche cappello tra le foglie sta guardando l’equivalente di un frutto, non dell’albero. E quell’albero, per restare nella metafora, può essere molto più antico di qualsiasi pianta gli cresca intorno.
Perché la datazione resta un rebus
La difficoltà nel calcolare l’età di un fungo nasce proprio da questa struttura sfuggente. Non ci sono anelli di accrescimento da contare come nel legno, non c’è una sagoma definita da osservare. La ricerca deve procedere per vie indirette, ricostruendo l’estensione dell’organismo e valutando i tempi di crescita per arrivare a una stima. Ogni passaggio introduce un margine di incertezza, e più l’organismo è vasto più quel margine si allarga.
Resta il fatto che i funghi occupano un posto insolito tra gli esseri viventi del pianeta, capaci di attraversare epoche intere restando quasi del tutto fuori dal campo visivo. Sono ovunque, spesso proprio sotto i piedi di chi cammina in un prato o in un sottobosco, e in molti casi la loro presenza si manifesta soltanto per pochi giorni all’anno. Il resto del tempo lavorano in silenzio, senza segnali evidenti della loro esistenza né tantomeno della loro anzianità.
La regola, insomma, non cambia: non si può datare un fungo prima di aver identificato l’individuo, e identificarlo è esattamente ciò che questi organismi rendono più complicato.









