Calcolo quantistico e memorie di nuova generazione: la Cina ha appena messo a segno un passo che potrebbe cambiare le carte in tavola. Un gruppo di ricercatori ha costruito una memoria capace di parlare la lingua dei qubit, abbattendo uno degli ostacoli più fastidiosi che finora hanno tenuto i computer quantistici lontani dalle applicazioni concrete. E il dettaglio interessante è che non si tratta di un esperimento teorico, ma di qualcosa di già testato.
Da anni si ripete la stessa frase: i computer quantistici sono la nuova frontiera dell’informatica. Macchine in grado di elaborare informazioni a velocità che hanno del fantascientifico, grazie ai qubit. Per spiegarla in modo semplice, questi superano la vecchia logica binaria dello zero o dell’uno, perché possono assumere entrambi i valori nello stesso istante. Eppure, fino a oggi, i risultati straordinari ottenuti nei laboratori di università e grandi aziende tecnologiche sono rimasti chiusi lì dentro, isolati dal mondo reale. Il motivo? Un enorme imbuto tecnologico che strozzava tutto.
Il problema del codice binario e la svolta della QRAM
Il punto è questo: l’immensa quantità di informazioni accumulata dall’umanità negli ultimi decenni è scritta in codice binario, e i processori quantistici non sanno leggerla direttamente. Serve una conversione, un passaggio critico che rallentava l’intero processo, finendo per annullare di fatto il vantaggio della velocità quantistica. Si lavora a soluzioni da tempo, e su questo fronte la Cina sta dimostrando di trovarsi parecchio avanti.
A risolvere il problema della lettura diretta ci ha pensato un gruppo di scienziati della Zhejiang University, che ha costruito la prima memoria ad accesso casuale quantistica, chiamata QRAM. Incredibilmente rapida, e per giunta integrata in un processore quantistico superconduttore. In pratica questo dispositivo fa da ponte: traduce i vecchi formati di dati in una modalità compatibile con i qubit. Niente più colli di bottiglia, almeno sulla carta.
E nei fatti? Durante i test la memoria ha gestito senza problemi pacchetti di dati a 4 e 8 bit in uno stato di sovrapposizione, dimostrando di poter elaborare più input contemporaneamente. Un risultato che abbatte nettamente la barriera che teneva separato il calcolo quantistico dalle sue possibili applicazioni pratiche.
Dove finirà davvero questa tecnologia
Le ricadute, a quanto pare, si vedranno presto. E in ambiti tutt’altro che marginali. Pensiamo all’analisi dei big data, al riconoscimento delle immagini, allo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale. Tutti campi dove la mole di dati da macinare è enorme e dove ogni guadagno di velocità conta.
Ma c’è di più, e qui la faccenda si fa interessante. Le applicazioni arriveranno fino alla ricerca farmaceutica, con la promessa di accorciare drasticamente i tempi necessari a sviluppare nuovi medicinali. La QRAM potrà estrarre milioni di strutture molecolari dai database tradizionali e darle in pasto al computer quantistico, che simulerà ogni combinazione possibile in pochi istanti per individuare nuove cure. Un’operazione che, con i supercomputer attuali, richiederebbe tempi semplicemente biblici.