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Petal, il cavo Meta da 1 Pbps tra Francia e Stati Uniti

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Il primo cavo sottomarino pensato per toccare la soglia di un petabit al secondo porta la firma di Meta, si chiama Petal e collegherà la Francia agli Stati Uniti. Sette mila chilometri di fibra stesi sul fondo dell’Atlantico, con un obiettivo dichiarato: raddoppiare la capacità delle attuali dorsali intercontinentali. Per capire quanto sia grande il salto basta un confronto storico. TAT-8, il primo cavo sottomarino in fibra ottica della storia, entrato in funzione nel 1998, montava tre fibre e trasmetteva dati a 280 Mbps. È rimasto fuori servizio dal 2002 e solo di recente è stato definitivamente dismesso.

Un petabit al secondo, cento ripetitori e 48 coppie di fibra

Meta arriva a Petal dopo aver chiuso il progetto Anjana, il primo collegamento transatlantico capace di raggiungere 0,5 petabit al secondo, quello che unisce gli Stati Uniti a Santander. Il passo successivo era abbastanza prevedibile, cioè spingere l’asticella al doppio. E qui entra in gioco la nuova infrastruttura, che punta a diventare il primo cavo transoceanico con capacità operativa di un petabit al secondo. Per dare un’idea concreta di cosa significhi quel numero, Meta usa un paragone piuttosto efficace: si tratta all’incirca della capacità di rete necessaria perché il 75% della popolazione mondiale possa ascoltare musica in streaming nello stesso momento. Un’immagine che rende bene la scala, anche senza scomodare tabelle di conversione.

Sul piano tecnico, Petal si appoggia a un centinaio di ripetitori sottomarini distribuiti lungo tutto il percorso e adotta una tecnologia di fibra a doppio nucleo in un sistema da 24 coppie, l’equivalente di 48 coppie effettive. Questa architettura è ciò che permette di reggere velocità da un Pbps su distanze transatlantiche, e allo stesso tempo riduce il consumo di materiali e risorse. Il risultato, secondo l’azienda, è un’impronta di carbonio più contenuta rispetto ad altri cavi della stessa categoria.

Alla costruzione parteciperanno NEC e Sumitomo Electric Industries, mentre Orange curerà l’approdo sul lato francese. Una divisione dei compiti tipica di questo genere di opere, dove la parte industriale e quella di gestione locale viaggiano su binari separati ma coordinati.

La data da segnare è il 2029

Un’infrastruttura di queste dimensioni non si posa in qualche settimana. La messa in servizio di Petal è attesa nel 2029, con le caratteristiche annunciate. Fino ad allora ci saranno le fasi di produzione, posa e collaudo, che per un tracciato di settemila chilometri richiedono tempi lunghi per definizione.

Non è la prima incursione di Meta sul fondo del mare, anzi. La società di Mark Zuckerberg è oggi tra i maggiori investitori al mondo nelle infrastrutture di cavi sottomarini, una posizione costruita nel corso degli anni con partecipazioni in numerosi progetti transoceanici. Il motivo è tutt’altro che astratto, perché la quasi totalità del traffico internet globale passa da queste dorsali, e chi gestisce piattaforme con miliardi di utenti ha interesse diretto a controllare la capacità disponibile invece di limitarsi ad affittarla.

Il contesto, va detto, non è dei più sereni. I cavi sottomarini sono finiti al centro dell’attenzione anche per ragioni che con la tecnologia c’entrano poco, dalle rotture accidentali alle preoccupazioni legate a possibili sabotaggi. Ogni nuovo collegamento aggiunge però ridondanza alla rete, e nel caso di Petal l’aggiunta è sostanziosa: una singola dorsale che da sola vale il doppio di quanto offrono oggi i collegamenti più capienti tra Europa e Nord America.

Fonte: TecnoAndroid

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