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SwiftKey testa la dettatura AI offline su Android

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SwiftKey sta portando sui telefoni Android una dettatura vocale potenziata dall’intelligenza artificiale che funziona anche senza connessione, e questa è la parte che cambia davvero le carte in tavola. La tastiera di Microsoft ha iniziato a testare una funzione chiamata AI voice nella beta v9.13.16.4 per Android: si parla, il sistema elabora, e il risultato è un testo pulito, senza intercalari e già formattato come si deve. Un’idea che chi ha un Pixel conosce bene, perché è più o meno quello che fa Rambler.

Rambler, per chi non ci ha mai messo mano, è la funzione di dettatura integrata in Gboard che trascrive la voce, ripulisce i riempitivi, quei “ehm” e “cioè” che escono naturali quando si parla, e restituisce un paragrafo ordinato. È uno dei motivi per cui chi passa a un Pixel 11 poi fatica a tornare indietro. Fino a questo momento era roba esclusiva di Google. Adesso non più.

Il vantaggio dell’elaborazione offline

La differenza più interessante tra le due soluzioni sta tutta in una parola: offline. AI voice scarica un modello linguistico direttamente sul dispositivo e lavora in locale, senza spedire nulla a server esterni. Nei test la funzione ha occupato 163 MB di spazio su un Galaxy Z Fold 8, con il telefono completamente scollegato da internet. Rambler, al contrario, la connessione la pretende.

Non è un dettaglio da poco, per due motivi. Il primo è pratico: in aereo, in metropolitana, in una zona con campo ballerino, la dettatura continua a funzionare senza singhiozzi. Il secondo riguarda i dati, perché quello che viene detto al microfono non esce dal telefono. Per chi usa la dettatura per appunti di lavoro o messaggi personali, la differenza si sente.

Detto questo, il confronto con la versione Google non è del tutto alla pari. Mancano alcune cose. Non c’è un’anteprima in tempo reale mentre si detta, anche se qui il pareggio è servito, visto che nemmeno Rambler mostra il testo dal vivo. Più pesante l’assenza dei comandi vocali per correggere il testo durante la sessione, una possibilità che invece Rambler offre e che torna comoda quando ci si accorge a metà frase di aver sbagliato qualcosa.

Come funziona nella pratica

L’interfaccia di AI voice è essenziale, quasi spartana. Si tocca l’icona del microfono, si parla, si tocca la spunta quando si è finito e si aspetta che l’intelligenza artificiale faccia il suo lavoro. Nessun fronzolo, nessun menu da esplorare. I test raccontano di un risultato finale soddisfacente: la funzione fa quello che promette, e lo fa con tempi di attesa accettabili considerando che tutto avviene sul dispositivo.

Chi cerca qualcosa di simile ha già qualche alternativa su Android. Wispr Flow, per esempio, è disponibile e propone un approccio analogo, ma paga la mancanza di un’integrazione diretta con la tastiera, cosa che nell’uso quotidiano si traduce in passaggi in più e in un flusso meno naturale. SwiftKey su questo fronte parte avvantaggiata per costruzione: è una tastiera vera e propria, quindi la dettatura vive dentro l’app che si usa già per scrivere, senza saltare avanti e indietro tra applicazioni diverse.

La funzione si trova nella beta pubblica di SwiftKey, scaricabile dal Play Store da chiunque voglia iscriversi al programma di test. Come sempre quando si parla di versioni beta, qualche spigolo va messo in conto, ma la sostanza c’è. Per tutti quelli che hanno guardato con invidia la dettatura dei Pixel senza voler cambiare telefono, è il modo più immediato per togliersi lo sfizio.

Resta da capire quando Microsoft deciderà di portare AI voice nella versione stabile dell’app e se nel frattempo aggiungerà i comandi vocali di modifica che oggi mancano all’appello. Per ora la strada imboccata è quella di un’elaborazione tutta locale, scelta che distingue nettamente la proposta di SwiftKey da quella di Google.

Fonte: TecnoAndroid

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