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Perplexity ha presentato Portable Computer, un agente AI che lavora direttamente sul dispositivo dell’utente senza spedire nulla verso il cloud. Il progetto nasce in collaborazione con NVIDIA e si affianca a Personal Computer, lo strumento agentico che l’azienda aveva già messo in campo e che invece si appoggia ai server remoti. Due strade diverse per lo stesso obiettivo, con una differenza sostanziale su dove finiscono i dati.
Il ragionamento dietro questa scelta è piuttosto lineare. Chi maneggia informazioni sensibili, o chi macina un volume enorme di operazioni ogni giorno, tende a storcere il naso all’idea che tutto passi attraverso infrastrutture di terzi. E poi c’è la questione dei costi, perché pagare a consumo ogni singola richiesta diventa un problema quando le richieste sono migliaia. Portable Computer prova a mettere una toppa su entrambi i fronti, tenendo il lavoro in casa.
Quali modelli girano dietro le quinte
A muovere la macchina ci sono modelli compatti come Qwen 3.8 e NVIDIA Nemotron 3.5 Lightning, costruiti per essere efficienti su hardware locale e per non pretendere GPU da data center. Perplexity assicura che, nonostante le dimensioni contenute, questi modelli reggono attività agentiche complesse. Tradotto: sequenze di azioni autonome, quindi navigare sul web, aprire file, fare ricerche e incatenare più passaggi uno dopo l’altro senza che qualcuno debba stare lì a supervisionare ogni mossa.
Quando però il compito richiede qualcosa di più pesante, tipo un ragionamento avanzato o una ricerca sul web, l’agente si ferma e chiede il permesso prima di collegarsi ai modelli in cloud. Non lo fa di nascosto, e non è un dettaglio da poco per chi ha scelto la versione locale proprio per evitare passaggi non richiesti. C’è poi l’aspetto economico, che merita una riga a parte: tutto ciò che viene elaborato in locale non genera costi per token. Per chi usa agenti AI in modo intensivo, la differenza sul conto finale può essere parecchio concreta.
Dove funziona oggi e cosa arriverà dopo
Per ora Portable Computer gira sulla piattaforma NVIDIA DGX Spark, un mini PC pensato per l’intelligenza artificiale che costa attorno ai 4.300 euro ed è rivolto a sviluppatori e professionisti. Non proprio un acquisto d’impulso, insomma. Su quella macchina è possibile far girare Qwen 3.8 oppure PPLX 27B, una versione dello stesso modello che ha ricevuto un addestramento successivo su misura.
Il supporto per NVIDIA Nemotron 3.5 Lightning e per le GPU RTX consumer viene indicato come in arrivo, senza una data precisa. Se e quando succederà, la soglia d’ingresso si abbasserà parecchio, perché a quel punto basterebbe una scheda grafica di quelle che molti hanno già dentro il computer di casa invece di un dispositivo dedicato da migliaia di euro. È il passaggio che potrebbe trasformare una funzione di nicchia in qualcosa di realmente diffuso.
Al momento la disponibilità resta comunque limitata: possono usarla gli abbonati ai piani Perplexity Pro o Max. Chi ha già una sottoscrizione attiva e l’hardware giusto può quindi mettere le mani sull’agente locale fin da subito, tutti gli altri dovranno aspettare l’allargamento del supporto alle schede grafiche più comuni.
Vale la pena notare come questa mossa collochi Perplexity su un terreno diverso rispetto a molti concorrenti, che continuano a spingere tutto verso i propri server. L’elaborazione locale ha limiti fisici evidenti, perché un modello compatto non può competere con quelli enormi che girano nei data center, ma per una buona fetta di operazioni quotidiane la potenza in eccesso serve fino a un certo punto. Aprire documenti, riorganizzare file, eseguire ricerche interne e concatenare azioni ripetitive sono compiti che un modello leggero gestisce senza affanno.










