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Furti di hardware, camion spariti in California e GPS nei pacchi

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I furti di hardware stanno diventando un problema serio quanto l’aumento dei prezzi che li ha resi convenienti, e le cronache degli ultimi mesi raccontano colpi organizzati che sembrano scritti per una serie televisiva più che per un verbale di polizia. La catena è abbastanza lineare: la crisi delle memorie ha spinto verso l’alto i listini di quasi tutti i componenti, i grandi gruppi che lavorano sull’intelligenza artificiale continuano a svuotare i magazzini e chi si trova a comprare un PC nuovo se ne accorge subito, guardando cifre che fino a poco tempo fa sembravano fuori scala. Quando un prodotto diventa raro e caro, il crimine organizzato lo nota.

Camion spariti nel nulla lungo le strade della California

Gli episodi più clamorosi arrivano dalla California, dove in due occasioni distinte alcuni gruppi hanno agito con una freddezza notevole. I mezzi pesanti viaggiavano dalla Silicon Valley verso la parte meridionale dello Stato, accompagnati da veicoli della sicurezza. Chi ha pianificato il colpo ha pensato bene di neutralizzarli provocando due incidenti stradali, giusto il tempo necessario per far sparire i camion carichi di apparecchiature tecnologiche. Non sono mai stati ritrovati. Nessuno è rimasto ferito, e questo è l’unico dato consolante della vicenda, ma finora non ci sono arresti. Tra i sospettati figurano anche gli autisti, il che dice parecchio su quanto sia difficile capire dove finisca la casualità e dove inizi la complicità.

La destinazione più probabile di quei carichi è il mercato nero, dove componenti difficili da reperire valgono cifre gonfiate rispetto ai canali ufficiali. Ed è qui che salta all’occhio la differenza tra un furto occasionale e un’operazione studiata: chi organizza azioni del genere non improvvisa nulla, lavora con tecniche sofisticate e pianifica ogni passaggio. In un altro caso, per portare via degli switch destinati a un data center di Meta, i responsabili si sono spinti fino a fingersi una vera azienda di autotrasporti, falsificando i documenti necessari per ritirare la merce. Nessuna irruzione, nessuna forzatura. Solo carte fasulle e una buona dose di sfacciataggine.

Un tentativo al giorno e il GPS nascosto nei pacchi

Per capire quanto sia diffuso il fenomeno bastano i numeri che arrivano dal mondo delle spedizioni. FLS Transportation Services, compagnia con sede in Georgia, dichiara di registrare in media un tentativo di furto al giorno. Non uno alla settimana, non qualcuno ogni tanto. Uno al giorno. Una frequenza che ha costretto l’azienda a rivedere le proprie politiche legate alla copertura assicurativa delle merci, perché con questi ritmi le vecchie condizioni non reggevano più.

La contromisura più curiosa riguarda la tracciabilità. La società ha iniziato a nascondere localizzatori GPS direttamente all’interno dei colli, così da avere qualche speranza in più di recuperare il carico dopo una rapina. Un accorgimento semplice, quasi artigianale, che però racconta bene il clima: quando la merce trasportata vale più dell’oro a parità di peso, la logistica smette di essere un semplice trasferimento da un punto A a un punto B e diventa un’operazione da proteggere passo dopo passo.

Il quadro generale resta quello di un mercato sotto pressione, in cui la scarsità dei componenti hardware alimenta due dinamiche parallele. Da una parte i prezzi che salgono e colpiscono chiunque debba assemblare o acquistare una macchina nuova. Dall’altra un’ondata di furti mirati che segue la stessa curva, perché il valore delle memorie, delle schede e delle apparecchiature per data center è cresciuto abbastanza da giustificare rischi che prima nessuno si sarebbe preso. Due camion spariti in California, degli switch consegnati a chi non aveva alcun diritto di riceverli e un tentativo di furto al giorno su una singola compagnia di trasporti.

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