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Unitree, il produttore cinese di robot umanoidi diventato famoso grazie ai video delle sue macchine che ballano e tirano di boxe, ha perso circa il 45% in Borsa nel giro di pochissime sedute, bruciando quasi 27 miliardi di euro di valore. Un ribaltone arrivato subito dopo un debutto da record: il 19 agosto, primo giorno di contrattazioni sullo STAR Market di Shanghai, il titolo era salito di circa il 460% rispetto al prezzo dell’IPO, spingendo la capitalizzazione dell’azienda di Hangzhou fino a circa 60 miliardi di euro, partendo da una valutazione iniziale intorno agli 8 miliardi. Nonostante la sforbiciata, le azioni restano comunque ben sopra il prezzo di collocamento.
Una valutazione costruita sul futuro più che sui conti
Il problema non è tecnologico, è aritmetico. Già al prezzo dell’IPO Unitree valeva circa 27 volte i ricavi annualizzati del 2026. Dopo il balzo del primo giorno il multiplo era schizzato oltre 150 volte le vendite. Tanto per avere un metro di paragone, Tesla, che pure viene valutata con parametri lontanissimi da quelli dell’auto tradizionale, viaggia intorno a 13 volte i ricavi attesi per il 2026.
A quei livelli il prezzo incorpora una crescita enorme distribuita su molti anni. In pratica il mercato dava per scontato che Unitree si trasformasse in fretta da produttore relativamente piccolo di macchine avanzate a colosso dominante di un settore che, per ora, esiste soprattutto nelle proiezioni. Quando una società viene prezzata per quello che potrebbe diventare, basta un piccolo ridimensionamento delle aspettative per innescare scossoni violenti.
I robot ci sono, il grande mercato ancora no
Le fondamenta industriali, va detto, sono più solide di quelle di molte startup del settore. Nel 2025 l’azienda ha venduto circa 28.000 robot ed è già redditizia. La gran parte però sono quadrupedi relativamente economici, mentre gli umanoidi si sono fermati poco sopra le 5.000 unità. Un volume che comunque colloca la società tra i maggiori produttori mondiali e, secondo i dati diffusi dall’azienda stessa, al primo posto globale.
Il punto è che il mercato su cui gli investitori stanno scommettendo, quello dei robot capaci di sostituire il lavoro umano e un giorno di entrare nelle case, è ancora acerbo. Lo ha ammesso il fondatore Wang Xingxing, spiegando che la robotica deve ancora vivere il suo momento ChatGpt, ossia la fase in cui una macchina entra in un ambiente sconosciuto e si arrangia, adattandosi a case tutte diverse tra loro. Secondo Wang potrebbero servire due o tre anni nello scenario più ottimista, oppure cinque o dieci.
Anche i conti recenti hanno raffreddato l’entusiasmo. Nel primo trimestre del 2026 l’utile netto rettificato è calato del 53%, fermandosi a circa 40 milioni di yuan, poco più di 5 milioni di euro. Non è il ritratto di un’azienda in difficoltà, ma regge male una capitalizzazione da decine di miliardi. C’è poi la questione di chi compra. Una fetta consistente degli umanoidi prodotti in Cina finisce a università e centri di addestramento, spesso sostenuti dalle amministrazioni locali. Per Unitree circa tre quarti dei ricavi da umanoidi nei primi nove mesi del 2025 arrivavano da istruzione e ricerca. Domanda utile per crescere e raccogliere dati, molto meno indicativa sulla capacità di questi robot di diventare strumenti industriali acquistati in massa dalle imprese private.
Una Borsa cinese con pochi freni
Nei primi sette mesi del 2026 solo 21 società sono sbarcate alla Borsa di Shanghai, contro oltre cento quotazioni a Hong Kong. Poche finestre, tanto capitale che si concentra su pochi titoli. Unitree mette insieme quasi tutto ciò che oggi attira gli investitori cinesi: intelligenza artificiale, robotica avanzata, produzione nazionale e la promessa di ridurre la dipendenza dalle tecnologie americane. La domanda retail per l’IPO è stata migliaia di volte superiore alle azioni disponibili, e nel 2026 le nuove quotazioni cinesi hanno registrato rialzi medi vicini al 280% nel primo giorno. Pochi giorni prima, il produttore di memorie CXMT aveva guadagnato oltre il 460% al debutto.
Pesa anche il fatto che in Cina la vendita allo scoperto sia molto più limitata rispetto ai mercati occidentali, il che riduce la capacità dei professionisti di contrastare prezzi giudicati eccessivi. Quando l’euforia cala, la stessa scarsità di titoli che aveva spinto la corsa rende la discesa altrettanto rapida.
Nessun guasto tecnologico improvviso, quindi, dietro il tonfo. Unitree resta uno dei produttori più avanzati al mondo e vende già macchine vere, mentre molti concorrenti litigano ancora con i prototipi. Morgan Stanley stima che entro il 2050 potrebbero esserci quasi un miliardo di umanoidi in attività, UBS immagina un mercato da circa 1.550 miliardi di euro. Previsioni su decenni, però, mentre l’azienda deve intanto alzare la produzione e dimostrare che i suoi robot costano meno del lavoro umano o delle macchine specializzate già in fabbrica.










