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L’energia eolica ha un problema che pochi raccontano davvero, e riguarda cosa succede alle pale quando finiscono il loro ciclo di vita. Perché va bene la transizione energetica, va bene il vento pulito, ma quelle enormi lame di fibra di vetro o di carbonio, una volta smontate, diventano rifiuti difficilissimi da smaltire. Un consorzio tra aziende tedesche e lituane pensa di aver trovato la soluzione, e punta dritto sulla Navarra: pale in legno, riciclabili, pronte a mandare in pensione la vecchia fibra.
Detta così sembra un ritorno al passato, in realtà è tutto il contrario. Le aziende coinvolte sono la tedesca Voodin Blade Technology insieme ad Anker-Tec, affiancate dalle lituane VMG Wood Invest e VMG Technics. L’obiettivo è ambizioso quanto concreto: costruire il primo impianto commerciale al mondo di pale eoliche fatte di legno riciclabile. La fabbrica dovrebbe essere pronta entro il 2031, con circa 450 posti di lavoro previsti e un investimento da 100 milioni di euro. Di questi, 48,18 milioni arriveranno dal Fondo per l’Innovazione dell’Unione Europea.
Pale eoliche: perché il legno può cambiare tutto
Il punto dolente è noto da tempo. Le pale attuali, fatte di fibra di vetro o carbonio incollata con resina epossidica, sono un rebus per chi deve riciclarle. Separare i materiali è complicato, costoso, spesso impossibile a costi ragionevoli. Risultato: molte finiscono in discarica dopo i loro 20 o 25 anni di vita utile. Il settore si è impegnato volontariamente a smettere di seppellirle, ma è appunto un patto volontario, non una legge europea vincolante. E la stessa industria chiede di andare oltre.
I numeri aiutano a capire la portata del problema. A livello globale, entro il 2050 potrebbero accumularsi 43 milioni di tonnellate di rifiuti sotto forma di pale dismesse. WindEurope ha già lanciato l’allarme, ricordando che diversi Paesi come Austria, Finlandia, Germania e Paesi Bassi hanno vietato di interrarle. Curiosamente, tra l’85 e il 90 per cento della massa di un aerogeneratore viene già riciclato senza problemi, parliamo di acciaio, rame, elettronica. Sono proprio le pale a fare da tappo, per via della loro matrice polimerica e dei legami chimici delle resine termoindurenti, stabilissimi e maledettamente difficili da spezzare.
La scommessa della Navarra e i dubbi che restano
La trovata del consorzio si chiama LVL, Laminated Veneer Lumber, un derivato dell’abete nordico laminato. In pratica strati di legno uniti con adesivi, che garantiscono resistenza meccanica e stabilità paragonabili ai materiali di oggi. Voodin Blade Technology sostiene di ottenere una riduzione del 78 per cento delle emissioni di anidride carbonica nel processo produttivo, un taglio dei costi vicino al 20 per cento grazie all’automazione e all’eliminazione degli stampi, e una maggiore facilità nel produrre pezzi di ricambio per vecchi aerogeneratori. Secondo i loro calcoli, nel primo decennio queste pale potrebbero equipaggiare impianti capaci di generare circa 13,5 milioni di MWh di elettricità.
Qualche cautela però è d’obbligo. Per ora questi dati arrivano dalle parti interessate, non da una verifica esterna e indipendente. Poi c’è il nodo ambientale vero: il vantaggio ecologico del legno vale solo se questo proviene da foreste gestite in modo sostenibile, altrimenti il ragionamento si sgretola. Il divieto di gettare le pale in discarica resta un impegno volontario, non un obbligo esteso a tutta Europa che accelererebbe iniziative del genere. E siccome la fabbrica non aprirà prima del 2031, non esiste ancora una prova concreta di come reggano queste pale di legno dopo 20 o 25 anni di utilizzo reale.









