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OnePlus 16 avrà tre chip dedicati solo al gaming

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Tre chip custom dedicati esclusivamente al gaming: è questa la voce che circola attorno a OnePlus 16, il prossimo top di gamma dell’azienda cinese, secondo quanto anticipato sul social network Weibo dal leaker Digital Chat Station, una delle fonti più prolifiche e in genere più affidabili quando si parla di smartphone in arrivo dalla Cina. Non si tratta di processori che vanno a sostituire il cervello principale del telefono, sia chiaro. Sono componenti ausiliari, pensati per affiancare il SoC di riferimento, con ogni probabilità lo Snapdragon di fascia altissima di prossima generazione, e alleggerirlo di alcuni compiti specifici legati al gioco.

La denominazione scelta dalla società racconta già tutto, o quasi. Si parlerebbe di e sports triple core, una formula che non lascia molti dubbi sul pubblico a cui il dispositivo intende rivolgersi: chi passa ore sui titoli competitivi, dove qualche millisecondo di ritardo fa la differenza tra vincere e tornare alla schermata iniziale.

Cosa fanno davvero i tre chip di OnePlus 16

Il primo si chiama P4 ed è dedicato al display. Il suo compito è ridurre la latenza dello schermo e rendere più reattiva la risposta visiva, soprattutto nelle sessioni più concitate, quando la scena cambia di continuo e il pannello deve tenere il passo senza incertezze.

Il secondo porta la sigla G3 e si occupa della connettività. Viene descritto come il responsabile dell’instradamento dei pacchetti, il che in pratica significa connessioni più stabili, meno interruzioni improvvise e meno oscillazioni del segnale nei momenti peggiori. Chiunque abbia perso una partita per un picco di lag sa quanto pesi questo dettaglio.

Il terzo è il T3, tutto concentrato sull’input. Elabora i tocchi più rapidamente e punta ad abbattere la latenza del touch screen, ovvero il tempo che passa tra il dito che preme e l’azione che compare a schermo.

Niente di inedito, ma mai tutti insieme

Guardando le sigle si capisce subito che non siamo davanti a componenti nati dal nulla. Le serie P, G e T accompagnano i prodotti dell’azienda già da qualche tempo e sono state implementate in diversi modelli usciti negli ultimi anni. La novità, semmai, sta nella somma: fino a oggi non si era mai vista una configurazione con tutti e tre presenti contemporaneamente sullo stesso dispositivo. Un accumulo che, se confermato, farebbe di OnePlus 16 il telefono più orientato al gaming mai proposto dal marchio.

C’è poi un altro elemento che merita attenzione. L’azienda avrebbe lavorato direttamente con alcuni studi specializzati nello sviluppo di giochi FPS, gli sparatutto in prima persona, per calibrare il comportamento del sistema su scenari di utilizzo reale. Non solo benchmark e test di laboratorio, insomma, ma prove sul campo con chi quei titoli li costruisce ogni giorno. Un approccio che, almeno sulla carta, dovrebbe tradursi in vantaggi percepibili anche da chi non passa il tempo a leggere grafici di frame rate.

Resta il fatto che tutte queste informazioni arrivano da un canale non ufficiale, per quanto solitamente ben informato. La strategia però appare coerente con quanto visto finora dal marchio, che negli ultimi cicli di prodotto ha spinto parecchio sulla componente prestazionale e sulla fluidità percepita, più che sulla rincorsa a numeri astratti. Con i tre chip custom dedicati, il messaggio commerciale diventa piuttosto diretto e facile da comunicare anche a chi non mastica specifiche tecniche.

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