In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Una controversia legale sui brevetti legati a Face ID mette Apple sotto pressione negli Stati Uniti, dove trinamiX, società controllata dal gruppo chimico tedesco BASF, ha depositato un ricorso accusando l’azienda di Cupertino di aver violato sette brevetti sull’autenticazione facciale. L’atto è stato presentato il 3 settembre davanti al tribunale federale del Distretto occidentale del Texas e riguarda tecnologie che, stando alla ricostruzione dell’azienda tedesca, sarebbero finite nelle versioni più recenti del sistema di riconoscimento del volto montato su iPhone e iPad Pro. Non un dettaglio marginale, visto il numero di dispositivi chiamati in causa.
Il cuore della disputa è una tecnologia pensata per capire se davanti alla fotocamera ci sia pelle umana vera oppure un materiale che imita un viso. Il metodo sviluppato da trinamiX funziona proiettando luce sul volto e analizzando poi il modo in cui questa viene riflessa. Quel dato viene incrociato con le informazioni sulla profondità del viso, e il risultato dovrebbe essere un sistema capace di smascherare tentativi di sblocco effettuati con una fotografia, una maschera tridimensionale o una riproduzione in silicone. Roba da film di spionaggio, in teoria, ma è esattamente il tipo di attacco che la sicurezza biometrica deve neutralizzare.
Chi è trinamiX e quali brevetti finiscono sotto esame
Nata all’interno delle attività di ricerca di BASF e operativa dal 2015, trinamiX lavora su tecnologie di rilevamento, imaging biometrico e visione tridimensionale, con applicazioni che spaziano dal mondo consumer a quello industriale. I sette brevetti al centro del contenzioso appartengono a due famiglie distinte. Quattro riguardano il rilevamento ottico della pelle applicato allo sblocco tramite volto, mentre gli altri tre hanno a che fare con l’identificazione delle proprietà dei materiali.
Un passaggio interessante del ricorso riguarda la cronologia. Secondo la società tedesca, la prima versione di Face ID, quella arrivata nel 2017 con iPhone X, non faceva ricorso ai sistemi coperti dai suoi brevetti. Le contestazioni si concentrano quindi sulle iterazioni successive. Nel documento viene citato anche il lavoro dei ricercatori di Bkav, che proprio in quell’anno avevano dichiarato di essere riusciti a ingannare iPhone X con una maschera costruita su misura.
Quali iPhone e iPad sono coinvolti nella causa
L’elenco dei prodotti tirati in ballo è lungo. Si parte dalle serie iPhone 15, iPhone 16 e iPhone 17, comprese le rispettive versioni Pro e Pro Max, e si prosegue con iPhone 15 Plus e iPhone 16 Plus, iPhone 16e, iPhone 17e e iPhone Air. Sul fronte tablet finiscono nel mirino gli iPad Pro da 11 pollici di quarta generazione e quelli da 12,9 pollici di sesta generazione, insieme ai modelli da 11 e 13 pollici equipaggiati con chip M4 e M5. Nel ricorso vengono nominati genericamente anche altri iPhone e iPad, senza però specificare quali.








