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Nikon Small World in Motion: vince il video del tardigrado nella neve

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Il concorso Nikon Small World in Motion ha svelato i suoi vincitori e, come spesso accade con questa competizione dedicata ai video girati al microscopio, le immagini più spettacolari arrivano da soggetti che a occhio nudo non si vedono nemmeno. Quest’anno il palcoscenico è tutto per un tardigrado che sembra giocare nella neve e per una cellula dotata di una specie di proboscide prensile, capace di muoversi e afferrare come se fosse un piccolo arto indipendente.

Chi segue da tempo questo tipo di premi sa che il fascino non sta soltanto nella qualità tecnica delle riprese. Sta nel cambio di scala. Quando la lente si avvicina abbastanza, un frammento di materiale che sembrava inerte diventa un paesaggio abitato, con personaggi che hanno abitudini, movimenti riconoscibili, perfino una certa goffaggine che li rende inaspettatamente simpatici.

Un tardigrado tra i cristalli e una cellula con la proboscide

Il protagonista più chiacchierato è appunto il tardigrado, quell’animaletto microscopico dall’aspetto tondeggiante che nell’immaginario collettivo è diventato una specie di mascotte della microscopia. Nel filmato premiato si muove tra la neve, e l’effetto è quello di una creaturina che si diverte in mezzo a un panorama enorme rispetto alle sue dimensioni. Difficile guardarlo senza sorridere, anche per chi di biologia non ha mai voluto sapere nulla.

L’altro soggetto che ha colpito la giuria è una cellula che sfrutta una struttura allungata e mobile, descritta come una vera proboscide prensile. Qui il colpo d’occhio è diverso, meno tenero e più ipnotico. Si vede una singola unità biologica che esplora lo spazio intorno a sé con un’appendice che si tende, si piega, sembra tastare il terreno. È il genere di scena che spiega meglio di mille parole perché la vita a livello microscopico continui a sorprendere chi la studia da decenni.

Perché il Nikon Small World in Motion conta davvero

Il Nikon Small World in Motion nasce come costola di un concorso fotografico storico, e negli anni si è ritagliato uno spazio tutto suo proprio perché il video aggiunge una dimensione che l’immagine fissa non può restituire. Il movimento. La velocità di una contrazione, il ritmo con cui una struttura si allunga, il modo in cui un organismo cambia direzione. Sono dettagli che raccontano il funzionamento delle cose, non solo la loro forma.

C’è poi un aspetto che ha a che fare con la divulgazione. Questi video al microscopio circolano ovunque, vengono condivisi, commentati, usati nelle scuole. Funzionano perché non chiedono competenze specialistiche per essere apprezzati. Basta guardare un tardigrado avanzare tra i cristalli di ghiaccio per capire, in modo intuitivo, che il mondo non finisce dove finisce la nostra vista.

Per i ricercatori che li realizzano, invece, il lavoro dietro a pochi secondi di filmato è tutt’altro che banale. Preparare il campione, illuminarlo senza danneggiarlo, mantenere la messa a fuoco su un soggetto che si muove in tre dimensioni, gestire tempi di ripresa che possono richiedere pazienza infinita. Il risultato finale sembra spontaneo, quasi casuale, ma è il prodotto di scelte tecniche precise.

Ed è questo doppio binario a rendere i vincitori di quest’anno particolarmente rappresentativi dello spirito del concorso. Da un lato il lato spettacolare, quasi cinematografico, con la neve che diventa scenografia per un animale invisibile. Dall’altro l’osservazione scientifica pura, con una cellula che mostra un comportamento inatteso e apre domande su come funzionano davvero i meccanismi che teniamo nascosti sotto la soglia del visibile.

Fonte: TecnoAndroid

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