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All’alba del 24 settembre due caccia F-18 dell’Esercito dell’Aria e dello Spazio spagnolo si sono alzati in volo dalla base rumena di Mihail Kogalniceanu per controllare un gruppo di “obiettivi aerei” individuati dal radar rumeno a nord di Chilia Veche, vicino al confine con l’Ucraina. Allarme rientrato poco più di un’ora dopo, nessuna incursione confermata nello spazio aereo rumeno. Un episodio di routine, il diciottesimo gestito dalla Spagna in questa missione da agosto, che però racconta bene cosa significhi tenere in servizio velivoli progettati negli anni Ottanta sul fianco orientale della NATO.
In Romania la Spagna mantiene circa 200 militari, sette F-18, un A400M per il rifornimento in volo e un radar di sorveglianza a lungo raggio. A ottobre si aggiungeranno tre elicotteri NH90, un rinforzo mai visto prima in questa missione, destinati alla lotta anti droni. Il contingente si chiama Destacamento Aerotáctico Paznic e fa parte della Polizia Aerea Rafforzata che l’Alleanza ha attivato nel 2022, subito dopo l’invasione dell’Ucraina.
F-18 Hornet spagnoli in Romania: 4 anni di rotazioni sul fianco est
La presenza spagnola non si ferma alla Romania. Dal 2022 l’aeronautica ha ruotato in Lituania con la missione Vilkas, in Bulgaria con Strela e in Estonia con Ambar, alternando gli F-18 dell’Ala 12 e dell’Ala 15 con gli Eurofighter dell’Ala 11 e dell’Ala 14. Ogni rotazione dura da quattro settimane a quattro mesi e risponde alla richiesta della NATO di rafforzare la sorveglianza sugli alleati che confinano con Russia e Bielorussia. Germania, Italia, Francia, Belgio, Regno Unito e altri partner fanno la stessa cosa nella stessa area.
I numeri aiutano a capire il ritmo. Nel 2022 sono stati intercettati 38 aerei russi tra Bulgaria, Lituania ed Estonia. Tra dicembre 2022 e marzo 2023, in Romania, si sono contati 12 allarmi di tipo alpha scramble, quelli in cui i caccia decollano immediatamente per rispondere a un’incursione. A marzo 2026, nel Baltico vicino alla Lituania, sono stati intercettati due Su-24. Ad agosto 2026, sempre in Romania, 15 alpha scramble e un drone abbattuto. Fino al 24 settembre l’aeronautica spagnola ha gestito 18 allarmi. Oltre 85 attivazioni rese pubbliche da quando l’operazione è partita.
Un Hornet che vola da quarant’anni
Il Hornet è il pezzo centrale di questo dispositivo e presta servizio in Spagna da quattro decenni. È arrivato il 10 luglio 1986 alla base aerea di Saragozza, quando quattro esemplari provenienti dagli Stati Uniti atterrarono dando il via al programma FACA, il futuro aereo da combattimento e attacco, all’epoca il più grande investimento nella difesa mai fatto da un governo democratico spagnolo. Tra il 1986 e il 1992 sono stati consegnati 72 EF-18A/B nuovi, ai quali si sono aggiunti 24 F/A-18A di seconda mano della Marina statunitense tra il 1995 e il 2000, ribattezzati EF-18A+. All’inizio degli anni Duemila la flotta originale è stata portata alla configurazione M, quella che vola ancora oggi.
Il governo ha confermato che la vita operativa del velivolo verrà estesa fino al periodo 2035-2040, il che significa arrivare potenzialmente a 55 anni di servizio, ben oltre qualunque previsione iniziale. Non è una scelta tecnica, è mancanza di alternative immediate. Nel 2025 Madrid ha scartato l’acquisto dell’F-35 per motivi politici, cioè la dipendenza totale dai server del costruttore statunitense, e industriali, produzione americana e costi di manutenzione fuori scala, puntando invece sull’investimento europeo. Il sostituto naturale, il caccia di sesta generazione FCAS sviluppato con Francia e Germania, è stato cancellato a inizio luglio davanti all’impossibilità di Dassault e Airbus di accordarsi sulla ripartizione del lavoro.
Nel frattempo i programmi Halcón e Halcón II hanno portato altri 45 Eurofighter, per un totale di 114 esemplari, destinati a dare il cambio agli Hornet più anziani a partire da quelli che sorvegliano le Canarie. La Spagna ha sempre evitato di legarsi a un solo fornitore, alternando piattaforme statunitensi come Phantom e F-18 a quelle europee come Mirage F1 ed Eurofighter, per non restare in mano a un unico costruttore né alle condizioni politiche di un singolo alleato. Oggi l’estensione di vita del Hornet e l’espansione numerica dell’Eurofighter sono le due gambe di quella strategia, con i caccia spagnoli degli anni Ottanta ancora in prima linea davanti alle provocazioni aeree russe.
Fonte: TecnoAndroid








