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RAIBO2 corre una maratona intera con una sola carica

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Un robot a quattro zampe che porta a termine una maratona intera senza mai fermarsi a ricaricare: RAIBO2 ha fatto esattamente questo, coprendo tutti i 42,195 chilometri con una sola carica della batteria. Un traguardo che fino a poco tempo fa sembrava fuori portata per una macchina con le gambe, e che invece è stato tagliato con un tempo tutt’altro che imbarazzante: 4 ore, 19 minuti e 52 secondi. Niente pit stop, niente cambio batteria a metà percorso.

La corsa in sé risale al 2024, ma il dato tecnico interessante è arrivato solo ora. I ricercatori del KAIST, l’istituto sudcoreano di scienza e tecnologia, hanno pubblicato su Nature lo studio che spiega nel dettaglio come sono arrivati a quel risultato. Ed è proprio la parte metodologica a rendere la cosa degna di attenzione, più del cronometro.

Perché far camminare un robot costa così tanta energia

Il nodo, per chi lavora sui robot con le gambe, è sempre lo stesso. Una macchina su ruote consuma soprattutto quando accelera o affronta una salita, mentre un quadrupede brucia energia anche solo per restare in piedi. Sostenere il proprio peso significa tenere i giunti sotto sforzo costante, e ogni singolo passo aggiunge altre perdite: nei movimenti delle articolazioni, nel momento in cui il piede tocca il terreno, nel continuo aggiustamento dell’equilibrio.

Moltiplicato per decine di migliaia di passi, quel piccolo spreco diventa la differenza tra un robot che si spegne dopo pochi chilometri e uno che arriva in fondo. È il motivo per cui, storicamente, le dimostrazioni di camminata dinamica durano manciate di minuti e finiscono lì. L’autonomia è sempre stata il tallone d’Achille della categoria, molto più della stabilità o della capacità di superare ostacoli.

Nessuna scorciatoia, ma lavoro su ogni singolo pezzo

Il gruppo del KAIST non ha puntato su una soluzione miracolosa. Ha invece messo mano all’intero sistema, limando dove c’era da limare, componente per componente. Le gambe sono state alleggerite, perché meno massa da muovere significa meno lavoro richiesto a ogni falcata. I circuiti dei motori sono stati rivisti per ridurre le perdite, quel calore che se ne va senza produrre movimento utile. E poi c’è il software.

Il controllo del passo è stato progettato per eliminare i movimenti inutili, quelli che un osservatore distratto nemmeno noterebbe ma che, sommati, pesano parecchio sul bilancio energetico. Un robot che oscilla meno, che non corregge la traiettoria più del necessario, che appoggia il piede nel modo giusto al momento giusto, consuma semplicemente meno. È un approccio di ingegneria pura, fatto di ottimizzazioni incrementali piuttosto che di intuizioni spettacolari.

Fonte: TecnoAndroid

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