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Multe non pagate, addio alla maggiorazione del 10% ogni 6 mesi

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Chi ha accumulato multe non pagate negli anni sa bene come funziona la spirale: si parte da un importo, si finisce per pagarne il triplo. Il nuovo Codice della Strada, il cui testo base è in pubblica consultazione fino al 13 settembre, punta a chiudere questa storia cancellando il rincaro del 10% per ogni semestre di ritardo. Un meccanismo nato nel 1981, ritoccato appena nel 2024, che per oltre quarant’anni ha trasformato dimenticanze e piccoli ritardi in stangate difficili da digerire.

Il punto è che oggi il conto sale in due tempi. Prima il raddoppio, poi la maggiorazione periodica. Ed è il secondo passaggio quello che ha fatto più danni.

Come funziona adesso il conto che si gonfia

Chi non salda entro 60 giorni dalla notifica, oppure versa solo una parte della somma, si ritrova con l’importo raddoppiato in automatico, perché la cifra viene ricalcolata sulla metà del massimo previsto per quella specifica violazione. Se qualcosa era già stato versato, quella quota viene scalata dal totale. Fin qui, tutto sommato, la logica regge.

Il problema arriva dopo, con la riscossione coattiva. L’ente creditore o lo Stato affidano il recupero all’agente della riscossione, che ha cinque anni di tempo per notificare la cartella esattoriale. In quell’intervallo, oltre alle spese amministrative, sulla somma già raddoppiata si applicava un ulteriore aumento del 10% ogni sei mesi. Facile immaginare dove finiva il debito complessivo dopo qualche anno di silenzio.

Alla fine del 2024 era arrivato un primo argine, con un tetto massimo alla maggiorazione fissato al 60% dell’importo, valido anche per le cartelle notificate dopo quattro o cinque anni. Una tutela parziale, però, che lasciava in piedi l’impianto delle penali semestrali.

Addio alla penale ogni sei mesi

Se il testo supererà la consultazione senza modifiche, la penalità del 10% ogni sei mesi sparirà del tutto. Chi dimentica di pagare la multa entro i sessanta giorni si troverà a versare soltanto il raddoppio previsto all’origine, più le spese di istruttoria e di notifica. Nulla di più.

Cambia parecchio anche nella pratica quotidiana degli enti. Finora Comuni e amministrazioni potevano permettersi di aspettare anni prima di farsi vivi, tanto il tempo lavorava a loro favore e il conto si arricchiva da solo. Senza quell’effetto moltiplicatore, la convenienza si ribalta: chi deve incassare avrà tutto l’interesse a muoversi in fretta, come accade in qualunque sistema di riscossione che funziona.

Avviso bonario obbligatorio, altrimenti la cartella non vale nulla

La riforma non si ferma alla cancellazione della maggiorazione. Introduce anche l’obbligo dell’avviso bonario, una tutela preventiva che finora mancava. Prima di attivare le procedure di incasso coattivo, il comando di polizia che ha accertato l’infrazione dovrà inviare al trasgressore, e agli eventuali obbligati in solido, un sollecito formale con il dettaglio analitico delle somme dovute. Niente sorprese, insomma, e nessuna cartella che piomba addosso senza preavviso.

Da quel momento scattano 30 giorni per mettersi in regola. In parallelo arriva un’altra misura pensata per chi fa fatica a pagare tutto in una volta, ovvero la possibilità di chiedere all’amministrazione la rateizzazione dell’importo dovuto, una pratica che in alcuni Comuni è già realtà.

C’è poi un principio piuttosto netto a garanzia di chi riceve la sanzione. L’invio dell’avviso bonario diventa una condizione vincolante, non un passaggio facoltativo. Se la polizia o l’ente locale saltano quello step e spediscono direttamente la cartella esattoriale, l’atto e tutte le azioni esecutive che ne derivano restano privi di efficacia giuridica. Tradotto, non producono alcun effetto.

Un riequilibrio atteso da tempo, che riporta le sanzioni stradali dentro un perimetro più sensato, con importi prevedibili e regole uguali per tutti, senza che il semplice passare dei mesi trasformi una contravvenzione in un debito fuori misura.

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