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Microsoft Edge 151, nuove metriche per i rallentamenti delle SPA

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Una pagina che ha finito di caricarsi non è per forza una pagina veloce. Lo sa bene chi lavora con le applicazioni web moderne, e ora Microsoft Edge prova a dare agli sviluppatori strumenti più precisi per scovare quei rallentamenti che compaiono dopo il caricamento iniziale, quando l’utente clicca, filtra o cambia sezione. Il problema si fa sentire soprattutto nelle interfacce che aggiornano i contenuti senza sostituire l’intero documento. Qui una semplice azione può mettere in moto codice JavaScript, richieste di rete e nuove operazioni di rendering, tutto insieme e spesso in modo poco visibile.

Microsoft sta quindi ampliando gli strumenti di sviluppo del proprio browser per rendere osservabili proprio queste fasi meno evidenti. Da una parte la documentazione ufficiale descrive nuove metriche della Performance API dedicate alle cosiddette soft navigation. Dall’altra DevTools integra funzioni per riprodurre e modificare le richieste HTTP. Non si tratta di una bacchetta magica che rende un sito più rapido in automatico. L’idea è piuttosto quella di fornire dati più accurati per capire dove si concentra il lavoro del browser e tenere separati i problemi dell’interfaccia da quelli legati alla comunicazione con il server.

Edge misura meglio le navigazioni delle Single Page Application

Con Microsoft Edge 151, disponibile dal 30 luglio 2026, la Performance API ha introdotto due nuovi eventi chiamati soft navigation e interaction contentful paint. Il primo registra i cambiamenti dello stato della cronologia che avvengono nello stesso documento a seguito di un’interazione. Il secondo invece rileva il nuovo contenuto mostrato nelle porzioni della pagina toccate dall’azione dell’utente. Microsoft inquadra queste operazioni come le tipiche navigazioni JavaScript delle SPA, le Single Page Application.

La differenza conta parecchio. Una Single Page Application può cambiare schermata senza eseguire un nuovo caricamento completo, e una misurazione pensata solo per la navigazione tradizionale rischia di non restituire il tempo davvero percepito da chi apre una sezione, applica un filtro o passa a un’altra vista. Le nuove voci permettono di collegare la risposta visibile a una specifica interazione e offrono così un riferimento più adatto per studiare la latenza delle interfacce dinamiche.

C’è poi un secondo intervento che riguarda il profiling dell’esecuzione. I campionamenti del codice JavaScript possono lasciare dei vuoti, intervalli in cui il browser svolge attività che non si possono ricondurre direttamente a una funzione. I nuovi JS Self Profiling markers, per ora disponibili in via sperimentale tramite origin trial, servono a rendere leggibili questi momenti indicando le attività del browser come layout, painting o garbage collection. Per chi deve indagare su un rallentamento è un aiuto concreto, perché evita l’errore di attribuire automaticamente a JavaScript ogni millisecondo che la traccia non riesce a spiegare.

DevTools semplifica la verifica delle richieste di rete

Un’altra novità tocca il pannello Network. A partire da Edge 153, DevTools mette a disposizione i comandi Resend ed Edit and resend as fetch direttamente sulle richieste già registrate. Il primo consente di inviare di nuovo una richiesta senza dover ricaricare la pagina. Il secondo genera nella Console una chiamata fetch() che si può modificare prima dell’invio.

Quest’ultima funzione si rivela particolarmente comoda durante il debug delle API. Nella chiamata generata è possibile intervenire su URL, metodo, intestazioni e corpo, così da verificare in pochi istanti come cambia la risposta del servizio. La documentazione di Microsoft precisa che alcune intestazioni non modificabili tramite Fetch restano comunque riportate a titolo informativo, mentre la richiesta modificata torna visibile nella tabella del pannello Network.

Fonte: TecnoAndroid

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