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Shunkai: computer quantistico a 50 qubit a temperatura ambiente

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Il Giappone ha messo in funzione Shunkai, un computer quantistico capace di lavorare a temperatura ambiente senza alcun sistema di raffreddamento. La macchina è ufficialmente operativa e poggia su 50 qubit, un numero che da solo non basta a raccontare la notizia. Il vero punto di interesse sta altrove, nel fatto che per farla girare non serve refrigerazione. Per un settore abituato a pensare ai processori quantistici come a oggetti delicatissimi, custoditi in ambienti controllati e freddissimi, è un cambio di prospettiva che merita attenzione.

Quando si parla di calcolo quantistico l’immagine che viene in mente di solito è quella di enormi apparati di raffreddamento, pieni di tubi e cilindri metallici, dove i componenti vengono tenuti a temperature bassissime. Il motivo è semplice da spiegare anche senza entrare nei dettagli tecnici. I qubit sono estremamente sensibili a ciò che li circonda e il calore è uno dei loro peggiori nemici. Shunkai invece fa a meno di tutto questo, e già questo lo rende una macchina diversa dalle altre.

Cosa significa un computer quantistico full stack

L’altra caratteristica che accompagna il debutto di Shunkai è la definizione di sistema full stack. Tradotto in termini più accessibili, vuol dire che non si tratta di un singolo componente o di un prototipo da laboratorio isolato, ma di un computer quantistico completo in tutte le sue parti. In pratica l’intera architettura, dall’hardware fino agli strati che permettono di usarlo, fa parte dello stesso progetto e lavora come un insieme unico.

Non è un dettaglio da poco. Molti annunci nel campo quantistico riguardano pezzi di un puzzle ancora da comporre, come un nuovo tipo di qubit o un chip sperimentale. Qui invece la macchina giapponese si presenta già come un sistema funzionante e messo in linea, cioè pronto a lavorare. Il fatto che sia entrata ufficialmente in servizio sposta il discorso dal piano delle promesse a quello delle cose concrete.

I 50 qubit che la alimentano sono l’unità di misura della sua potenza di calcolo. Ogni qubit rappresenta l’equivalente quantistico del classico bit dei computer tradizionali, con la differenza che riesce a gestire informazioni in modo molto più complesso. Più qubit ci sono, più ampio diventa il margine di manovra della macchina.

Il nodo della temperatura ambiente

Resta però la questione che rende Shunkai davvero particolare, cioè la possibilità di operare a temperatura ambiente. Eliminare la necessità di refrigerazione significa togliere di mezzo una delle componenti più ingombranti e complicate da gestire in un impianto di questo tipo. Per chi segue il settore anche da lontano è facile intuire perché la cosa abbia suscitato interesse.

Un sistema che non dipende da apparati di raffreddamento è, almeno sulla carta, più semplice da installare e da mantenere acceso. Non c’è bisogno di costruire attorno alla macchina tutta quella infrastruttura che di solito accompagna i processori quantistici, e questo cambia parecchio il modo in cui un impianto del genere può essere immaginato e collocato.

Il Giappone porta così a casa un traguardo che unisce due aspetti spesso separati nel mondo quantistico, la completezza del sistema e la libertà dalle basse temperature. Shunkai è acceso e funziona con i suoi 50 qubit, senza alcun impianto di refrigerazione a tenerlo in vita.

Fonte: TecnoAndroid

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