In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Un brevetto Microsoft depositato presso l’ufficio marchi statunitense descrive un meccanismo che congela temporaneamente il gioco per mostrare uno spot, e in cambio regala minuti di gioco senza interruzioni. Detta così suona come l’incubo di chiunque abbia mai giocato a un titolo mobile pieno di banner, ma il documento racconta qualcosa di più raffinato: la pubblicità nei videogiochi non arriverebbe a caso, bensì nei momenti morti, quelli in cui l’azione si ferma da sola.
Il funzionamento descritto nella domanda di brevetto parte da un periodo iniziale libero da inserzioni. Questo intervallo può essere misurato in minuti oppure legato ai progressi dentro il gioco, come il superamento di un livello o la sconfitta di un boss. Quando quel credito si esaurisce, si apre una finestra e compare il cosiddetto contenuto promozionale. A quel punto il titolo entra in uno stato congelato, così da non compromettere in alcun modo la partita in corso, e una volta terminato lo spot il contatore riparte da zero, garantendo un’altra sessione pulita.
Come il sistema sceglie il momento giusto
Il punto interessante del brevetto Microsoft sta nell’integrazione con il motore di gioco. Le inserzioni non spuntano nel bel mezzo di uno scontro, ma vengono programmate per apparire dopo una battaglia contro un boss, alla fine di una scena d’intermezzo, durante il caricamento di un nuovo livello, al completamento di una missione oppure all’ingresso in un menù. Il sistema, secondo quanto descritto, si appoggia anche al machine learning per individuare l’istante meno fastidioso in cui interrompere l’esperienza.
Il testo depositato parla esplicitamente di un sistema di gestione dei contenuti capace di ottenere un evento scatenante legato in parte al gioco stesso, sospendere l’interazione dell’utente, recuperare il contenuto audiovisivo promozionale e presentarlo, riavviare poi la sessione e stabilire un credito basato almeno in parte sul contenuto appena mostrato. Quel credito, nelle parole del documento, ritarda la successiva sospensione dell’interazione per tutta la sua durata. Tradotto in linguaggio comune: guardare una pubblicità significa comprarsi altro tempo di gioco senza interruzioni.
Free to play, cloud gaming e i dubbi che restano
Il paragone più immediato è con i titoli free to play per smartphone, dove lo spot parte automaticamente a fine partita o dopo qualche minuto di sessione. La differenza sostanziale, almeno sulla carta, è proprio l’assenza di arbitrarietà: qui la pubblicità viene incastrata dove il ritmo del gioco lo permette, non dove capita.
Va precisato che si tratta ancora soltanto di una domanda di brevetto e non ci sono elementi che indichino un’applicazione concreta dentro giochi reali. Resta però un indizio piuttosto chiaro sulle direzioni che l’azienda sta valutando per monetizzare i titoli gratuiti. Movimenti analoghi si erano già visti con Xbox Cloud Gaming, dove Microsoft ha sperimentato un livello gratuito supportato dalla pubblicità per il servizio di gioco in streaming.
C’è poi il rovescio della medaglia. La tecnologia in sé potrebbe risultare persino positiva, perché renderebbe gli annunci dentro i giochi molto meno bruschi e invadenti rispetto a quelli attuali. Allo stesso tempo, però, spingerebbe giocatori ed editori ancora di più verso il modello gratuito. L’idea alla base di questi giochi e servizi è permettere a un pubblico più ampio, soprattutto a chi non ha intenzione di spendere, di accedere comunque all’intrattenimento videoludico. Secondo diverse voci del settore, tuttavia, quel modello ha finito per erodere varietà e innovazione, con sviluppatori e publisher concentrati sulla monetizzazione più che sulla costruzione di titoli originali e di qualità. La domanda di brevetto è consultabile pubblicamente negli archivi dell’ufficio brevetti statunitense, dove il sistema viene classificato come strumento di gestione dei contenuti promozionali all’interno di applicazioni software interattive.
Fonte: TecnoAndroid








