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Canon EOS R8 Mark II: stabilizzatore da 7,5 stop e joystick

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Canon EOS R8 Mark II arriva a tre anni di distanza dalla prima EOS R8 e prova a sistemare tutto quello che alla progenitrice mancava, restando però fedele alla sua vocazione originaria, quella di essere la full frame più leggera del catalogo. Una macchina pensata per stare in uno zaino senza farsi notare troppo, ma con dentro una dotazione che fino a poco tempo fa apparteneva a corpi macchina di categoria superiore.

La differenza più sostanziosa rispetto al passato si sente appena si porta l’occhio al mirino, o meglio, appena si scatta a mano libera in condizioni di luce difficili. La nuova mirrorless integra infatti uno stabilizzatore sul sensore da 7,5 stop, dettaglio che sulla prima R8 semplicemente non c’era e che rappresentava il limite più evidente di quel progetto. Tradotto in pratica, significa poter tenere tempi di scatto molto più lunghi senza treppiede, con un margine di manovra che cambia il modo di lavorare in viaggio, di sera, negli interni.

Un corpo piccolo con un’anima nuova

Il secondo elemento che salta all’occhio è il design. Canon ha adottato un linguaggio estetico completamente rinnovato, quindi Canon EOS R8 Mark II non è la solita riedizione con qualche pulsante spostato di mezzo centimetro. E tra le novità dell’ergonomia c’è finalmente il joystick posteriore, quello che sulla generazione precedente mancava e che chi scatta spesso con selezione manuale del punto di messa a fuoco aveva imparato a rimpiangere. Un componente piccolo, banale da descrivere, che però sul campo fa una differenza concreta perché permette di spostare il fuoco in un attimo senza passare dal touchscreen o dalla ghiera.

Restano intatte le dimensioni contenute e il peso ridotto, che sono poi la vera ragione d’essere di questa fotocamera. L’idea di una full frame da viaggio non è nuova, ma trovare un sensore di questo formato insieme alla stabilizzazione integrata in un corpo così compatto rimane qualcosa di raro. È il tipo di prodotto che risolve il dilemma classico di chi parte per una vacanza o per un reportage e deve decidere quanto peso portarsi dietro.

Autofocus, 3D e quello che si nota alla prova

Sul fronte della messa a fuoco, Canon punta su un autofocus intelligente, capace di riconoscere e seguire i soggetti in modo automatico. È l’area in cui negli ultimi anni tutti i produttori hanno accelerato di più, e vederla applicata a un corpo di fascia relativamente accessibile è il segnale di come certe tecnologie stiano scendendo lungo la gamma anziché restare confinate nei modelli professionali.

C’è poi una funzione che merita attenzione, ovvero la possibilità di realizzare scatti in 3D. Una caratteristica che dice molto su dove stanno guardando i produttori di fotocamere, con l’occhio rivolto ai contenuti immersivi e ai nuovi dispositivi di visualizzazione che stanno lentamente entrando nelle case.

Avendola vista e maneggiata da vicino, l’impressione è quella di una macchina che ha preso le critiche mosse alla prima generazione e le ha usate come lista della spesa. Stabilizzazione, comandi, estetica. Tre caselle che sulla EOS R8 originale erano rimaste vuote o incomplete e che adesso risultano riempite, senza per questo far crescere l’ingombro fino a snaturare il progetto. Chi conosceva la EOS R8 la ricorda come una fotocamera dal grande potenziale limitato da qualche scelta di risparmio. EOS R8 Mark II parte da quella base e le aggiunge proprio i pezzi che mancavano, mantenendo la leggerezza come tratto distintivo e il formato full frame come argomento principale.

Fonte: TecnoAndroid

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