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Al momento, le tecnologie di filtrazione tradizionali si sono dimostrate poco efficaci nel trattenere particelle così minuscole e leggere. Ma una recente innovazione potrebbe cambiare le cose. Un gruppo di ricercatori della North Carolina State University ha ideato un nuovo sistema di depurazione. Quest’ultimo si basa su “spugne intelligenti“, capaci di muoversi autonomamente nell’acqua e catturare le microplastiche.
Tali microdispositivi, chiamati colloidi dendritici morbidi, sono realizzati con chitosano. Ovvero un polimero naturale derivato da scarti di crostacei come granchi e gamberi. Il chitosano è già noto per le sue proprietà antibatteriche e biocompatibili, ma in tale contesto viene impiegato in una forma altamente innovativa. I colloidi hanno una struttura ramificata simile a piccoli alberelli, che offre una vasta superficie di adesione.
La vera genialità di tale tecnologia sta nella combinazione di scienza dei materiali e principi fisici come le forze di Van Der Waals. Quest’ultime permettono ai colloidi di attrarre le microplastiche anche in ambienti difficili come l’acqua salata. Inoltre, grazie all’effetto Marangoni, tali particelle possono muoversi in autonomia sulla superficie dell’acqua. Un lato è trattato con olio naturale che crea differenze di tensione superficiale, innescando un moto continuo verso le microplastiche da catturare.
Durante la loro azione, i colloidi si aggregano formando sfere che raccolgono le microplastiche e le riportano in superficie. Ciò avviene grazie al rilascio di gas. Il risultato è una schiuma densa facilmente rimovibile con una semplice rete. E c’è di più. Tale schiuma può essere trattata per estrarre nuovamente chitosano. Rendendo il processo circolare ed ecocompatibile. Se i risultati si confermeranno promettenti, si tratterebbe di un’innovazione rivoluzionaria per la lotta all’inquinamento da plastica.






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