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MediaTek Helio G99+ ufficiale: cosa cambia davvero nel chip 4G

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Con l’arrivo di MediaTek Helio G99+ il produttore taiwanese mette mano a uno dei chip più longevi del suo catalogo, quello che da anni tiene in piedi buona parte degli smartphone economici con connettività 4G. Non si tratta di una nuova generazione, chiaro, ma di un refresh calibrato con attenzione, pensato più per questioni industriali che per inseguire numeri da record nei benchmark.

Il punto di partenza resta il vecchio Helio G99, un SoC che nel segmento entry level ha fatto la sua fortuna proprio grazie a un equilibrio difficile da replicare tra costi, consumi e prestazioni. La versione aggiornata ne conserva l’impianto quasi integralmente, limitandosi a intervenire su un aspetto che, visto da fuori, può sembrare marginale, ma che nella pratica pesa parecchio sulla possibilità di continuare a produrlo senza intoppi.

Cosa cambia davvero nelle specifiche

Sul fronte puramente tecnico, chi si aspetta uno stravolgimento resterà a bocca asciutta. Il processo produttivo a 6 nm firmato TSMC rimane identico, così come l’architettura della CPU octa core, costruita su due core Arm Cortex-A76 che arrivano a 2,2 GHz affiancati da sei Cortex-A55 fino a 2,0 GHz. Anche il comparto grafico non si muove di un millimetro, con la GPU Arm Mali-G57 MC2 confermata in blocco.

Stesso discorso per il resto della dotazione. Lo storage viaggia ancora su standard UFS 2.2, il supporto ai sensori fotografici si ferma a 108 MP e il modem integrato resta un Cat-13 4G LTE con Dual VoLTE, quindi nessuna apertura al 5G nemmeno in questa nuova incarnazione. Chi cerca la connettività di ultima generazione, insomma, deve guardare altrove nel catalogo MediaTek.

L’unica differenza sostanziale riguarda la memoria. Il vecchio supporto alle LPDDR4X, che si fermava a 4266 Mbps, lascia spazio alle più recenti LPDDR5X con velocità che possono spingersi fino a 5500 Mbps. Un salto che sulla carta porta un po’ di respiro in più nella gestione dei dati, soprattutto quando la RAM viene messa sotto pressione da app pesanti o da un multitasking un filo troppo ambizioso per la fascia di prezzo.

Il vero motivo dietro l’aggiornamento

Qui sta il passaggio interessante, perché la scelta di adottare memorie più moderne su un chip nato per dispositivi economici sembra quasi un controsenso. In realtà la logica è tutta industriale e ha a che fare con la crisi dei chip e con il modo in cui si sta riorganizzando la filiera della memoria.

Le LPDDR4X, semplicemente, stanno uscendo di scena. I produttori stanno progressivamente dismettendo quelle linee per concentrare capacità e risorse sui moduli più richiesti dal mercato, quelli di generazione più recente. Continuare a progettare un SoC ancorato a uno standard in via di pensionamento significherebbe condannarlo a problemi di approvvigionamento nel giro di poco tempo, con costi che tenderebbero a salire invece di scendere.

Ecco perché il passaggio alle LPDDR5X va letto come una manovra di sopravvivenza commerciale più che come un upgrade prestazionale. MediaTek allinea il suo cavallo di battaglia entry level a ciò che la catena di fornitura sarà effettivamente in grado di garantire nei prossimi anni, mantenendo il resto della piattaforma invariato per non toccare gli equilibri di costo che ne hanno decretato il successo.

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