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L’alternativa europea a Google Maps ha un nome che a molti dirà poco, Mapy.com, eppure alle spalle ha oltre 25 anni di lavoro sulle mappe digitali. È il tassello più recente di una strategia continentale che punta a ridurre la dipendenza dai servizi statunitensi, la stessa logica che ha già portato a proposte come le alternative a Google Docs, a un sistema operativo europeo e, su un altro piano, all’Euro Digitale. Stavolta il bersaglio è un’abitudine quotidiana, quella di aprire un’app di navigazione per raggiungere un indirizzo.
Il servizio è disponibile come applicazione web e anche su Google Play Store e App Store, quindi senza barriere di accesso particolari. La sua storia però comincia molto prima: nasce nel 1998 come Mapy.cz, progetto della società ceca Seznam.cz, e all’epoca copriva soltanto mappe stradali per automobili e per un numero limitato di città. Un prodotto locale, insomma, cresciuto lentamente fino a diventare qualcosa di più ambizioso.
Mapy.com: da progetto ceco a piattaforma internazionale
Il salto vero arriva nel 2025, quando la piattaforma cambia identità e diventa Mapy.com, con l’obiettivo dichiarato di allargare il bacino di utenti oltre i confini nazionali. L’app parla parecchie lingue, italiano compreso tra le opzioni disponibili, e l’esperienza d’uso ricorda da vicino quella a cui siamo abituati con Google Maps: ricerca del percorso più breve, informazioni sulla destinazione, tutto piuttosto immediato.
C’è però un terreno su cui questa alternativa a Google Maps gioca una partita diversa. I percorsi pensati per l’escursionismo e per la bicicletta sono uno dei suoi punti forti, con un livello di dettaglio che le app generaliste spesso trascurano. Chi cammina in montagna o pedala fuori città trova qui una logica di navigazione costruita apposta, non adattata all’ultimo momento.
Altro elemento che conta: le mappe non si appoggiano ai dati di Google. La base cartografica è proprietaria per la Repubblica Ceca e si affida a OpenStreetMap per il resto delle regioni. Ci sono poi le informazioni sul trasporto pubblico e i dati in tempo reale sul traffico in vari Paesi europei, anche se la copertura effettiva cambia parecchio da zona a zona.
Cosa costa e cosa resta dietro l’abbonamento
Il punto debole è il muro a pagamento. Alcune funzioni tra le più comode sono riservate alla versione premium, che dopo un periodo di prova di 7 giorni costa 18,99 euro all’anno. Non una cifra proibitiva, ma è una scelta che pesa nel confronto con Waze o Maps di Apple, gratuiti su tutta la linea.
Dietro l’abbonamento si trovano il download illimitato delle mappe per la consultazione offline, il supporto agli smartwatch con Wear OS e HorizontAR, una funzione di realtà aumentata che riconosce nome e altitudine di cime e montagne inquadrate con la fotocamera. Quest’ultima è forse la trovata più curiosa del pacchetto, molto in linea con la vocazione outdoor del servizio.
Al netto della barriera economica, l’app funziona già oggi come sostituto concreto delle soluzioni classiche, non come promessa da laboratorio. Il nodo aperto riguarda l’evoluzione futura, cioè se le prossime funzioni verranno aggiunte al pacchetto gratuito oppure finiranno anch’esse nel perimetro dell’abbonamento. La direzione, intanto, è quella di uno strumento in più a disposizione dell’Europa per allentare la presa dei servizi americani sulla navigazione quotidiana.










