In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni
Il nuovo MacBook Pro M6 è atteso entro la fine di ottobre e porterà con sé tre miglioramenti concreti, tutti legati al processore che lo anima. Apple manterrà lo schermo da 14 pollici e l’attuale design industriale, quindi dall’esterno non ci saranno scossoni. La vera novità sta dentro la scocca, con un motore neurale raddoppiato, più core per CPU e GPU e un salto di efficienza che dovrebbe farsi sentire soprattutto quando il portatile lavora lontano dalla presa di corrente.
Il doppio Neural Engine e la spinta all’intelligenza artificiale
Per chi utilizza l’intelligenza artificiale nel lavoro di tutti i giorni il nuovo portatile potrebbe rappresentare un passo avanti notevole. E con le funzioni IA introdotte da macOS 27 la platea di utenti interessati è destinata ad allargarsi parecchio.
Il motivo è semplice. Il chip M6 integra un Dual Neural Engine a 16 core, mentre M5 e le generazioni precedenti si fermavano a un singolo motore neurale da 16 core. Secondo Apple questa architettura garantisce fino al doppio della potenza di calcolo di picco rispetto al passato, così da rendere ancora più rapidi i flussi di lavoro IA eseguiti direttamente sul dispositivo.
C’è poi un dettaglio tecnico non da poco. I framework di sistema sono in grado di sfruttare in automatico entrambi i motori nello stesso momento, e questo permette alle applicazioni di eseguire i modelli più velocemente senza interventi particolari da parte degli sviluppatori.
CPU e GPU a 12 core con i super core anche sul chip base
La versione standard di M6 offre una CPU a 12 core e una GPU a 12 core. Si tratta di un miglioramento solido rispetto a M5, che su entrambi i fronti era limitato a 10 core.
La parte più interessante però riguarda il processore centrale. Per la prima volta Apple porta tre tipologie distinte di core sul suo chip di base, suddivise in 2 super core, 4 core ad alte prestazioni e 6 core ad alta efficienza. Ognuno ha un ruolo preciso. I super core, nelle parole dell’azienda, sfrecciano attraverso i carichi di lavoro a thread singolo. I core prestazionali consumano meno energia e affiancano i super core quando bisogna gestire attività multithread impegnative. Quelli ad alta efficienza, infine, si occupano delle normali operazioni quotidiane in background.
Fino a oggi questa combinazione era un’esclusiva dei modelli più spinti. Solo M5 Pro, M5 Max e M5 Ultra mettevano insieme super core e core prestazionali nello stesso chip. Con la nuova generazione queste capacità da fascia professionale arrivano anche a chi sceglie il MacBook Pro M6 nella configurazione standard.
Il processo a 2 nanometri e i possibili vantaggi per la batteria
M6 è il primo chip Apple realizzato con un nuovo processo produttivo a 2 nanometri. Secondo la casa di Cupertino questo passaggio si traduce in un grande balzo sia nelle prestazioni sia nell’efficienza energetica.
Al momento l’unico prodotto equipaggiato con il nuovo processore è il Mac mini, un computer che non funziona a batteria e quindi non permette di valutare l’impatto dell’efficienza sull’autonomia. Su un portatile il discorso cambia completamente.
Fonte: TecnoAndroid








