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Un punteggio Geekbench 7 attribuito a M6 Pro sta circolando da qualche ora e ha già fatto sognare parecchi appassionati, perché i numeri sono di quelli che mettono in difficoltà persino M5 Max nella sua configurazione a 18 core. Peccato che ci siano ottime ragioni per non fidarsi. La scheda pubblicata sul database mostra risultati sia in single core sia in multi core talmente brillanti da far pensare subito al prossimo MacBook Pro o al prossimo Mac mini, ma il quadro complessivo non torna.
A sollevare il dubbio più pesante è stato John Poole, il creatore di Geekbench, che ha parlato di incongruenze interne emerse dall’analisi della registrazione. Tradotto in parole semplici, i dati raccolti dal software durante il test non sembrano coerenti tra loro, e questo basta per mettere in quarantena l’intera vicenda. Non è la prima volta che un chip mai annunciato compare in un database di benchmark con numeri gonfiati, e nella maggior parte dei casi si tratta di risultati manipolati da chi vuole creare rumore.
Perché quei numeri di M6 Pro sembrano troppo belli per essere veri
Il paradosso è che, a una prima occhiata, la scheda regge. Specifiche e punteggi non presentano errori evidenti, tanto che nel tentativo di individuare i classici campanelli d’allarme non è saltato fuori granché. Chi ha puntato il dito sul numero di core della CPU, ritenuto troppo alto per un chip di fascia intermedia, in realtà sbaglia bersaglio. Con la tecnologia di packaging chiamata Fusion Architecture, adottata da Apple sia su M5 Pro sia su M5 Max, i due SoC possono condividere lo stesso conteggio di core della CPU. Quindi un M6 Pro con molti core, di per sé, non sarebbe un’anomalia.
C’è anche un altro dettaglio costruito con una certa cura. Le frequenze di clock indicate risultano leggermente superiori a quelle dei super core di M5 Max, ed è esattamente il tipo di progressione che Apple ha abituato a vedere a ogni generazione, con un incremento contenuto della frequenza massima di funzionamento. Chi ha messo insieme quella scheda, insomma, conosceva bene la materia. Il single core viaggerebbe verso quota 5.000 punti e il multi core lascerebbe indietro il chip più potente della generazione attuale, uno scenario che farebbe di un processore di fascia media il nuovo riferimento della gamma.
Il nodo della roadmap: M6 Pro e M6 Max potrebbero non esistere
Al di là del verdetto tecnico di Poole, c’è un elemento che pesa parecchio sulla bilancia. Secondo quanto sostenuto da Mark Gurman, giornalista con un curriculum solido quando si parla di anticipazioni sulle mosse di Apple, l’azienda avrebbe deciso di saltare del tutto le versioni Pro e Max della generazione M6, passando direttamente a M7 Pro e M7 Max. Se così fosse, un benchmark di M6 Pro non potrebbe esistere per il semplice motivo che il chip non è in programma.
Le motivazioni dietro una scelta del genere restano da chiarire e probabilmente emergeranno nei prossimi mesi, quando il quadro della roadmap dei chip Apple Silicon si farà più definito. Nel frattempo l’invito è a trattare con prudenza qualsiasi listing di M6 Pro che spunta su Geekbench, perché la combinazione tra le incongruenze rilevate direttamente da chi sviluppa il software di test e le indicazioni sulla pianificazione dei processori rende molto difficile prendere sul serio quei punteggi.
Resta il fatto che un chip con quelle caratteristiche, se davvero arrivasse, sarebbe una bestia da lavoro non banale, capace di riposizionare l’intera offerta dei portatili professionali di Cupertino. Ma per ora il confronto tra i presunti risultati di M6 Pro e quelli reali di M5 Max vale quanto un esercizio di fantasia ben costruito.
Fonte: TecnoAndroid








