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Riparabilità smartphone, l’80% delle schede UE non ha i dati

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Chi compra uno smartphone nell’Unione Europea dovrebbe poter capire, prima di pagare, quanto sarà facile ripararlo. Sulla carta funziona così dal 20 giugno 2025, da quando i produttori devono rispettare i nuovi requisiti di ecodesign ed etichettatura energetica. Nella pratica, un’analisi firmata da Right to Repair Europe e iFixit racconta un’altra storia: circa l’80% delle schede prodotto non mette a disposizione i dati richiesti sulla riparabilità degli smartphone, e senza quei dati il punteggio esposto al consumatore vale poco.

Il numero che pesa di più riguarda EPREL, il registro europeo dei prodotti soggetti a etichettatura energetica. Su 2.334 schede relative a modelli immessi sul mercato nell’arco di circa un anno, soltanto il 18% circa indica un sito dove prezzi dei ricambi o istruzioni di riparazione risultino davvero raggiungibili. Circa metà lascia il campo del collegamento completamente vuoto. Un altro 19% rimanda a pagine generiche di prodotto o di assistenza, quindi a documenti che non contengono nulla di ciò che la normativa pretende. C’è poi un 8% circa di schede con indicazioni vaghe del tipo “consultare il manuale” e quasi il 5% che punta a marketplace come AliExpress o Temu per i pezzi e, in qualche caso, perfino per le guide. Non è un dettaglio burocratico: acquistare un componente da un venditore extra UE può trasformare chi compra nell’importatore del prodotto, con responsabilità diverse rispetto a un ricambio distribuito ufficialmente in Europa.

Cosa chiedono davvero le regole europee

Le prescrizioni arrivano dal Regolamento UE 2023/1670 sull’ecodesign e dal Regolamento delegato UE 2023/1669 sull’etichettatura energetica, applicabili a smartphone e tablet immessi sul mercato dal 20 giugno 2025, salvo alcune esclusioni. L’obiettivo di Bruxelles è allungare la vita utile dei dispositivi: più resistenza a cadute, acqua e polvere, batterie più durevoli, ricambi disponibili a lungo, aggiornamenti garantiti e accesso agli strumenti necessari per sostituire i componenti abbinati via software al terminale. Per diversi pezzi critici la disponibilità va assicurata fino ad almeno 7 anni dalla fine della commercializzazione del modello nell’Unione, con tempi di consegna che ricadono tipicamente tra 5 e 10 giorni lavorativi a seconda del periodo trascorso. L’elenco tocca tutto quello che di solito manda fuori uso un telefono: batteria, display, copertura posteriore, fotocamere, connettore di ricarica, pulsanti, microfoni, altoparlanti e, nei pieghevoli, cerniere e meccanismi del display.

Il punteggio di riparabilità che finisce sull’etichetta va da A ad E e nasce da sei parametri: profondità di smontaggio, tipo di elementi di fissaggio, strumenti necessari, disponibilità dei ricambi, durata degli aggiornamenti software e qualità delle informazioni di riparazione. Il peso maggiore va alla profondità di smontaggio, che incide per il 25%, mentre gli altri cinque valgono il 15% ciascuno. Un fissaggio riutilizzabile viene premiato rispetto a uno da sostituire dopo l’apertura, e intervenire con attrezzi di base conta più che dover ricorrere a strumentazione specialistica.

Classe A dichiarata, informazioni assenti

Qui nasce la contraddizione segnalata da Right to Repair Europe. In alcune schede EPREL compaiono dispositivi che dichiarano classe A e, allo stesso tempo, campi vuoti o link che non portano da nessuna parte. Il massimo punteggio sul parametro delle informazioni presuppone documentazione pubblica e gratuita per gli utenti finali, oltre a materiale più completo per i riparatori professionisti. Dichiararlo senza pubblicare il collegamento rende impossibile qualsiasi verifica.

Sul fronte batterie il riferimento minimo indicato dalla Commissione è l’80% di capacità residua dopo almeno 800 cicli completi. Il Regolamento 2023/1670 consente in certi casi di rinunciare alla sostituzione fai da te, purché il dispositivo rispetti condizioni più severe: almeno protezione IP42, almeno l’83% della capacità nominale dopo 500 cicli e almeno l’80% dopo 1.000. Dal 18 febbraio 2027 entrerà pienamente in vigore l’articolo 11 del Regolamento UE 2023/1542, che come regola generale impone batterie portatili facilmente rimovibili e sostituibili dall’utente finale, salvo deroghe. Facilmente rimovibili anche con attrezzi comuni, ma senza utensili proprietari, calore o solventi.

Gli aggiornamenti software rientrano nello stesso ragionamento: devono essere disponibili per almeno 5 anni dalla data in cui l’ultima unità del modello esce dalla fase di immissione sul mercato, quindi su un prodotto venduto a lungo l’obbligo si spinge ben oltre il quinquennio dal lancio. Il punto debole è la sorveglianza. Le Autorità nazionali hanno risorse limitate e privilegiano le non conformità che riguardano sicurezza e salute, così migliaia di campi vuoti restano online. Molti controlli preliminari, osserva l’indagine, potrebbero essere automatizzati per individuare link irraggiungibili o pagine estranee alla documentazione richiesta.

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